HardRockBand

– Quale scelgo stasera? Sembra di stare al supermercato –  pensò Paul. Le dita fluivano agili e veloci sulle corde metalliche della sua Gibson “Les Paul” mentre gli occhi erano intenti a cercare, tra la folla in delirio che urlava stonata le note del loro ultimo successo, la groupie giusta, quella che gli avrebbe allietato la serata. – Basta che schiocchi le dita e J.J. della sicurezza me le consegna direttamente in camerino. Ecco! Lei! Terza, quarta fila prima del cordone della sicurezza... quella che non canta, castana, capelli sciolti, camicetta nera aderente. Sembra annoiata... e infastidita... Infastidita dal coglione che, da dietro, le si sta strusciando addosso. Si è voltata, non lo conosce: che sguardo feroce, gli ha lanciato! Deve essere venuta insieme alla biondina accanto a lei, quella che ha già sollevato due volte la maglietta per mostrarmi la mercanzia. Mi sa che devo farmi consegnare anche la bionda scatenata, altrimenti quella non viene. Mi sa proprio che non gliene freghi un cazzo, di me, della band, del Grammy e dei dischi di platino. Credo proprio che sia qui perché la bionda l'ha obbligata: devo fare in modo che 'la scatenata' la trascini con sé nel mio camerino, a qualunque costo. Devo trovare il modo... Penso che stasera dovrò cimentarmi in un gioco a tre... non che mi dispiaccia... non è certo una novità, anzi... per accontentarle tutte, si fa questo ed altro... solo che... beh... questa me la scoperei da sola. Io e lei... uhm... che bella che è, non è appariscente... Sì, è veramente bella, ce l'ho già duro solo al pensiero. Cazzo, se quello stronzo non la smette di strusciarsi, lo faccio pestare da J.J.! –  

 

  «Dai! Vieni con me, ti prego! Solo un drink, beviamo qualcosa e poi veniamo via. Ti prego, ti prego, ti prego, Amy, ti scongiuro: farò le pulizie per un mese, ma andiamo! Ha detto tutte e due, altrimenti niente. Devo conoscerlo! Ti prego. Ti prego! Devo conoscerli tutti!»

  «Conoscerli in senso biblico, Lily? Sai come vanno queste cose. Non fa per me, mi dispiace.» 

  «Sei proprio una bacchettona, Amy! Per una volta, potresti fare un'eccezione. Sono i Black Kiss. I Black Kiiiss! E quando ci ricapita? Ti prego, entriamo, beviamo qualcosa e poi tu te ne vai. Ti rimborso il taxi.»

  «Se ci tieni tanto, okay, ma lo faccio solo per te» rispose Amy rassegnata, mordendosi l'interno del labbro.

 

  – Sono stato bravo –  pensò Paul, stravaccato sul divano, nel salotto dell'immensa suite presidenziale del Majestic, grande abbastanza da ospitare la band al completo. – Mi compiaccio, non so come ho fatto, ma sono riuscito a portare anche lei, in hotel. Ora devo scioglierla un po'... Questa, invece, è già abbastanza sciolta: Lulù, Lily, Lilly, o come cazzo si chiama, si è già tolta la maglietta e mi sta lavorando di bocca, davanti agli altri. Ridono. Stephen e Robert ridono, seduti in poltrona a guardare lo spettacolo. Lei invece è imbarazzata. Anzi, allucinata. Mai visto una più imbarazzata: è rossissima. Ho una ragazza imbarazzata e allucinata, seduta su una sola natica in bilico sul bracciolo del divano, a trenta centimetri da me. Mi piace un casino. Ora l'afferro e la bacio. La prendo per un braccio, la tiro giù e la bacio. Ecco! Le ho infilato la lingua in bocca... uhm... buono... sa di ciliegia e cola... Tenta di divincolarsi. Difficile scappare alla mia presa, eh, bimba? La sto tenendo salda, con la mano dietro la nuca. Sta cedendo, sta rispondendo al bacio. Uhm, uhm... mugolo. Godo, sto godendo di un bacio... e di questa... - non diciamo cos'è - che mi sta leccando per benino. Bobby e Steve ridono, ma io voglio lei! Amy, si chiama. Non mi basta un bacio, bimba... voglio la tua, di bocca, sul mio uccello. Anzi, no, voglio scoparti. Ormai ci stiamo baciando, abbracciati. Io, la sto abbracciando. Stretta. Non voglio che mi scappi. Uhrgh... questa se l'è infilato tutto in gola! Come fa? Se non mi sforzo, finisce che vengo. Non voglio venire in bocca a Lilù! Mi sta infastidendo... Ecco, bravi, sì... siete dei veri amici, portatela via. Se la sono caricata in braccio, mezza nuda. Se la portano in camera. Penso proprio che si divertiranno, tutti e tre. –

  «Dove stanno andando? Dove la portano?» Amy saltò su, allarmata. Aveva notato, con la coda dell'occhio, “il ratto della sabina”.

  «Di là, in camera. Non preoccuparti» le spiegò Paul, sempre tenendola stretta.

  «No, smettila, lasciami! Non toccarmi! Devo vedere se sta bene» sbraitò, allarmata, la ragazza, divincolandosi per scendere dal divano.

  Paul si alzò di malavoglia per seguirla, intanto richiuse la patta dei calzoni. Sempre tenendola per il polso, la scortò nella zona notte e fecero capolino nella stanza “occupata”. Lily, nuda, seduta al centro del letto, stava aspettando che i suoi due compagni finissero di spogliarsi.

  «Ehi, ciao!» esordì la ragazza, allegra, quando vide spuntare il viso spaventato di Amy nello specchio della porta. «Venite anche voi?» domandò maliziosa al tanto osannato Paul Garrison che stava abbracciando la sua amica con fare possessivo.

  «Un'altra volta» rispose Paul e trascinò con sé la ragazza nella stanza accanto. «Sei più tranquilla, adesso?» Amy, non rispose, sollevò solo un sopracciglio.

  Paul non aveva mollato la presa attorno al polso di Amy neanche per un istante, bloccandole la circolazione. La attirò tra le braccia per riprendere da dove avevano interrotto. Amy fece ancora un po' di resistenza, solo un altro po', prima di lasciarsi cadere, abbracciata a lui, sul materasso che li stava aspettando. Paul continuò l'esplorazione della sua bocca finché non fu certo della risposta. Le infilò le mani tra le gambe sollevando la minigonna ed insinuò le dita dentro gli slip a cercare il punto più intimo.

  – Uhm, è bagnata: bene! Che serata! Sta andando bene... Sono eccitato. – Ansimava. Le stava ansando nella bocca. Con le mani che gli tremavano un po', le sbottonò la camicetta, tirò su il reggiseno per liberarle i seni e prese a mordicchiarle i capezzoli. – Sono fuori di testa –  pensò, –  e non abbiamo nemmeno tirato fuori la roba. Se questa bellezza vede una striscia, mi sa tanto che mi molla qui col cazzo in mano. E sì, è proprio una bella serata... Questa non è una scopata: è una conquista, tanto per cambiare. – Sì, perché, trovare una donna, da che erano diventati famosi, era come prendere una trota in un laghetto per la pesca facilitata. – Guarda, Paul, che non sei ancora arrivato in prima base. Ci stiamo solo baciando – si ammonì, la mente insolitamente lucida in un simile frangente. – Se lei mi stoppa adesso... mica la posso forzare. No, tranquillo, non ti ferma, ha ceduto... e no, cazzo! No, non di nuovo! – Amy si stava agitando un'altra volta, turbata dai gemiti che stavano provenendo dalla stanza accanto.

  «Sta gridando! Lily sta gridando» fece, agitata, e si girò nel tentativo di sfuggirgli.

  «Ma non lo riconosci, un orgasmo?»

  «Io... veramente... uhmmm...» gemette, eccitata dalle dita che stavano scavando tra le sue gambe e dalla lingua di lui che le lavava un orecchio.

  «Non preoccuparti per loro, bimba» le mormorò per tranquillizzarla.

  Ormai erano mezzi nudi, lui era riuscito a calarsi i pantaloni, mentre l'abbracciava da dietro. Rapace, con una mossa fluida, le entrò dentro, riempiendola.

  «Uhigh!» gemette Amy, colta di sorpresa. «Stronzo!» lo apostrofò.

 «Dovevo chiedere il permesso?» rise e prese a muoversi, avanti e indietro, dentro di lei, dietro di lei, trattenendola per la vita.

  «Sì! Certo che sì! E un preservativo? Non ce l'hai un preservativo?»

  «Non sono malato.»

  «Io sì!»

  «Fa niente, rischio. Mi piace il pericolo.» Rise. Si stava divertendo.

  «Senti, Paul... ti chiami Paul, no?»

  «Sì. E' il mio nome.»

  «Io non ho nessunissima intenzione di restare incinta.»

  «Tranquilla. Vengo fuori.»

  «Ora sì, che sono serena!» Ad Amy uscì una risatina.

  «Non prendi la pillola? Col tuo ragazzo, come fai?»

  «Non ho il ragazzo! Abbiamo rotto. E poi non sono fatti tuoi! Oppure ti dispiace: sei uno di quelli a cui piace entrare nei letti altrui?»

  «Non mi sono mai posto il problema» disse candidamente e prese a muoversi sempre più veloce.

  «Almeno fammi girare. E fammi togliere gli stivali.»

  «Peccato, sei molto sexy, con quelli addosso» disse lui sorridente. Si era alzato, aveva chiuso la porta a chiave e si era tolto tutti i vestiti prima di sdraiarsi di nuovo accanto a lei. «Sei davvero bellissima, Amy. Mi piaci da morire» le confessò abbracciandola e riprese il suo posto dentro di lei, gemendo forte.

  Amy si lasciò andare, persa nel bacio languido che stava intrecciando le loro lingue. Insinuò le dita tra i suoi capelli e cominciò ad agitare i fianchi per sincronizzare il ritmo e raggiungere l'orgasmo. Era vicina, pericolosamente vicina. Era eccitata dalla situazione, mai era andata a letto con un estraneo, con uno sconosciuto. Non era mai andata a letto con uno al primo appuntamento, né al secondo, né al terzo... Lui, invece, se l'era ritrovato negli slip, senza neanche rendersene conto. Era eccitata da lui, dal suo odore: profumava di maschio, sudore e sandalo. Era attratta dal suo corpo, dal suo petto... aveva due piccoli anelli a trafiggergli i capezzoli e il corpo disegnato dai tatuaggi. Non le erano mai piaciuti gli uomini tatuati... per lui avrebbe fatto un'eccezione. – Va bene, lo ammetto, non è bellissimo, non è nemmeno il mio tipo, ma mi fa sesso... – concesse a se stessa. – Mi piace... mi piace, siiiiììì!!! Mi piace, mi piace come scopa, come bacia... E' molto sensuale... Ho una voglia matta di... ma sì, perché no? – e torse il capo, sotto di lui, per raggiungere i suoi capezzoli con la bocca. Aveva voglia di tirare con i denti i piercing e lo fece, tormentandolo.

Paul gridò di piacere, sollevato sulle braccia, torreggiando su di lei e si spinse più su che poté, mentre Amy esplodeva tutto intorno al suo pene in un orgasmo sconvolgente, gridando tutta la sua soddisfazione.

Ancora poche spinte, lente, per permetterle di finire di assaporare il suo piacere e Paul, raggiunto il proprio limite, si sfilò veloce, strisciò verso l'alto quel tanto che bastò ad affondare nella sua bocca e svuotarsi nel suo bacio.

 

  «Lasciami il tuo numero. Ti chiamo quando torno in città» mormorò Paul all'orecchio di Amy. Erano passati tre giorni dalla notte del concerto. Erano rimasti solo loro, nella suite, tre giorni e tre notti chiusi in camera... a scopare. Lily se ne era andata la mattina dopo, all'alba, barcollando sui tacchi alti delle sue décolleté nere da rimorchio, come le chiamava lei. Robert e Steve erano partiti dopo qualche ora, insieme al resto della troupe alla volta di Chicago, per preparare il concerto successivo. Paul aveva procrastinato la partenza per tutto il tempo che gli era stato possibile, ma avrebbero dovuto suonare proprio quella sera... non poteva più rimandare. E poi, c'erano le penali, il rimborso dei biglietti...

 «Abbiamo tre concerti nel Midwest, prima di avere qualche giorno libero...» cercò di spiegarle.

  «Senti,» lo interruppe lei, «so come vanno queste cose, non sono mica nata ieri. Siamo stati bene, ma non c'è bisogno d'indorare la pillola, credimi. Ora ci salutiamo e poi, ciascuno per la sua strada e amici come prima» chiarì convinta, tirando su la cerniera dello stivale fin sopra il ginocchio.

  «E com'è che vanno, queste cose? Spiegami, perché io non lo so» fece Paul, risentito. 

   «Una botta e via.»

  «Non mi sembri una da una botta e via.» Aveva stretto gli occhi, irritato.

 «Ho fatto un’eccezione, solo per te» e gli schioccò un luminoso sorriso, sbattendo le ciglia. Uscì dalla stanza, per cercare la sua borsa e il giubbotto, abbandonati da ben tre giorni nel salone. Si diresse alla porta. Paul la seguiva a un passo, l'afferrò per un gomito, la fece girare e affondò la lingua fra le sue labbra, a pretendere un bacio. Rimasero così, incollati per un po', poi Amy si staccò, allontanandolo da sé.

  «Fammi andare, ti prego...»

  «Vieni con me» le propose.

 «No, io devo andare, devo preparare gli esami finali, devo studiare. Non facciamola più lunga di quello che è. Non vai bene per me e io non vado bene per te. Poi, non sei il mio tipo, anzi, sono io che non sono il tuo tipo.»

  «Che cazzo ne sai tu di quale sia il tipo mio!»

  «L'hai detto tu, non sono una da una botta e via, mi dispiace» e si sollevò un po’ sulle punte per dargli un bacio sulla guancia. «Ciao» gli disse solo.

  «Ciao, un corno! Dammi 'sto cazzo di telefono!»

 

Paul accarezzò i riccioli biondi che velavano il suo petto nudo, assaporandone la setosità tra i polpastrelli, carezzò le labbra gonfie e socchiuse. Girò il capo: accanto a lui e alla giovane femmina addormentata tra le sue braccia c'era un alieno intento a succhiare le tette di sua moglie, come fosse la sua unica ragione di vita.

– E' pelato! Completamente pelato, come una palla da biliardo. Ha una testa enorme e pelata, sì è un alieno! Un alieno pelato nel mio letto, attaccato alle tette di mia moglie! Ecco! Eccone un'altra! Mancava solo lei! –  e fece spazio ad accogliere un'altra femmina bionda nel suo letto che si accomodò bene tra lui e l'alieno. – E' meglio che mi alzi. –

  Si diresse nel salone. Si sedette davanti alle tastiere, infilò le cuffie e cominciò a suonare il suo ultimo brano.

  – Almeno le notti in bianco sono servite a qualcosa: il nuovo album è quasi pronto. E' buono. Più che buono. Potremmo anche vincere un altro Grammy –  pensò, distratto dalla musica che risuonava nelle sue orecchie. Una mano leggera gli carezzò le spalle. – E' sempre più bella – si disse, guardando il corpo di sua moglie, fasciato nella camicia da notte di seta grigio-perla e l'attirò in grembo, per rubarle un bacio.

  «Dormono?» domandò speranzoso.  Lei annuì. «Anche Janis?»

  «Sì, tutti e tre.»

  «Non possiamo continuare così» le comunicò, serio. «Io non ce la faccio più.»

  «Sì, capisco. Non so che dire... non è facile neanche per me. E' bella» disse poi lei, dopo essersi infilata le cuffie, «questa canzone è bellissima. Tutto il disco è bellissimo. E' il tuo lavoro migliore.»

  «Trovi? Adesso ti piace, la mia musica?»

  «Sì, molto. Sono la tua fan numero uno. Sono la tua groupie più affezionata.»

  «Non è stato sempre così...»

 «Mi hai fatto cambiare idea. Tu mi fai sempre cambiare idea, riesci sempre a convincermi.»

  Sì, era vero. Era riuscito a convincerla e avevano chiamato la prima figlia Janis, come la Joplin, e l'ultimo nato John, in omaggio a Lennon, ma il suo vero capolavoro era stato persuaderla a chiamare la secondogenita Jimi. 

  «E' un nome da maschio!» aveva protestato lei. «Non chiamerò mia figlia come Hendrix! Mai!»

  Aveva anche detto che mai e poi mai lo avrebbe sposato, e tanto meno a Las Vegas. Figurarsi, poi, se avrebbe accettato che a celebrare il matrimonio fosse stato una sottospecie di giudice di pace vestito da Elvis, in una cappella chiamata “Graceland”! Sposarsi con una rockstar? Mai e poi mai!

  Invece l'aveva convinta, proprio convinta, e, neanche due mesi dopo il loro primo incontro, erano volati a Las Vegas. Si erano sposati dopo un concerto, in piena notte per eludere la curiosità dei paparazzi. Non era andata poi così male...

  «Che cosa pensi di fare?» domandò  lei, preoccupata.

 «E che cosa vuoi che faccia? Domani chiamo il falegname e faccio costruire un letto a quattro piazze, direttamente in camera. Voglio che mi realizzino un letto “smodato”.» Rise.

  «Che cosa penseranno?»

  «Pensino quello che vogliono, Amy: io sono una rockstar!». 

   

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Commenti: 8
  • #8

    Annabella (venerdì, 22 aprile 2016 23:56)

    Troppo carino sto racconto!!!

  • #7

    Veronica (lunedì, 15 febbraio 2016 17:30)

    Dire che mi sono divertita è dire poco!
    Allucinante!!! Come il mondo delle Rock Star ;)
    Bravissima

  • #6

    VeloNero (mercoledì, 10 giugno 2015 19:53)

    Piaciuto Philippa? :D

  • #5

    Philippa (mercoledì, 10 giugno 2015 14:43)

    È solo corto, ma non in sé ma solo perché vorremmo durasse più a lungo. In ogni caso ha tutto il necessario per essere attraente.

  • #4

    velonero (mercoledì, 18 febbraio 2015 16:51)

    Eh, no Valy. Mi fa piacere che tu sia stata l'unica a capire che sono intrecciati, ma Paul è il chitarrista, mentre è Bobby, il tastierista, è quello del racconto Non c'è altra via che la notte. Ma ho qualcosa in serbo per lui... ;)

  • #3

    valy (mercoledì, 18 febbraio 2015 16:34)

    ottimo maaaaaaaa troppo breve......... ps mi è piaciuto tanto veder "sistemato" paul dopo la delusione di bonnie!!!!! tanti baci!!!

  • #2

    PAOLA (martedì, 24 giugno 2014 16:52)

    CARINIOOOO

  • #1

    Cherlie (sabato, 08 marzo 2014 17:03)

    WOWWWW...Carino il finale, con l'alieno. Cosa ci proponi e quando?