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Capitolo I - Risveglio

Questa storia appartiene al genere EROTIC-ROMANCE pertanto potrebbe includere contenuti espliciti non adatti ai minori di 18 anni.  Questo sito non è responsabile della lettura dei suoi contenute da parte di minori. 

 ...ma nella fantasia ho l’immagine sua: gli eroi son tutti giovani e belli... gli eroi son tutti giovani e belli.

La Locomotiva, F.G.


Risveglio


Londra, giovedì, 26 maggio 1814.

 

“No, non ancora… non voglio aprire gli occhi… È tutto così bianco… Sono a casa, a Westbury: sento il profumo di lavanda e rose delle lenzuola di Westbury… No, non è possibile, sono certa di essere tornata a Londra, a casa, dopo tanto tempo.

A casa? Quale casa? Non so… Dove sono? È tutto così bianco…

Che felicità, però! Sono così felice!

Come mai sono tanto contenta?

La coccarda! Sì, la coccarda di Ascot! Gemini, il cavallo di Harry, ha vinto ad Ascot e lui mi ha regalato la coccarda. Me la sono meritata! È per questo che sono così felice. Ho preparato Gemini per tutta l’estate e ora è imbattibile. Anche se non sarò io a montarlo ad Ascot, sarà imbattibile… lo avevo detto, a Harry… Lui ha tenuto per sé la borsa di trecento ghinee, ma la coccarda è mia di diritto!”

Carolyn si rigirò nel letto, imbrigliandosi nelle lenzuola di lino fine. “No… è successo tanto tempo fa… la coccarda… Ascot… ma io sono felice… tanto felice… perché?”

Carol stava lentamente prendendo coscienza. Aprì un occhio, lo richiuse. “Carolyn Blackbourn! Sono Carolyn Blackbourn! Sì, sì, sì. Ora sono Carolyn Blackbourn, da ieri sera… Sì! Sì! Sì! Finalmente!”

Carol, felice, si agitò nel letto sgambettando, con il viso premuto sui cuscini. «Sì! Sì, sì!» emise una serie di strillini, ormai completamente sveglia, e continuava a sgambettare sul materasso, con il lenzuolo avvoltolato intorno ai fianchi nudi.

Allungò il braccio sul materasso, accanto a sé, cercandolo.  “Lo sapevo. Non c’è. Si è già alzato…” 

«Sono qua, amore. Sono qua.»

Carol si voltò di scatto. Adam la stava guardando, seduto sulla piccola ottomana sotto la finestra, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia. Era vestito di tutto punto, in divisa, e lisciava con l’indice il bordo del bicorno nero che teneva tra le mani, sovrappensiero.

«Sembri felice, ma belle» le sussurrò con un leggero sorriso sulle labbra. Si era inginocchiato accanto al letto e l’aveva presa tra le braccia.

«Sì, lo sono. Tanto felice» gli mormorò sulla bocca, rispondendo al suo bacio. «Come mai hai indossato l’alta uniforme? Dove stai andando?» Carolyn aveva abbassato lo sguardo e aveva notato le spade, due, nel grembo del marito. 

«Stai andando dai Downham!» osservò allarmata, mettendosi a sedere e si avvolse meglio il lenzuolo attorno al corpo nudo. «È così?» lo incalzò.

Adam annuì, serio.

«Vengo con te…» Carol fece per alzarsi, ma le venne in mente che il suo abito da sera giaceva a brandelli sul pavimento. Non aveva nulla da mettersi; tutta la sua roba, il poco bagaglio che aveva portato con sé da Westbury e tutti nuovi acquisti, dovevano trovarsi ancora a casa dei suoi, in Duke Street. Cominciò ad agitarsi.

Adam si era seduto sul letto e l’aveva presa per le spalle. «Stai tranquilla: la tua roba è di là. Ieri ho incaricato Norris di portare tutto qui, sai quanto sia efficiente. Ho fatto preparare la stanza accanto, per te…»

«Un’altra stanza?» lo interruppe delusa. «Non posso stare qui?»

Adam rise. «Carol, scegli pure la stanza che vuoi, il letto che preferisci… di una cosa puoi stare certa: di notte, mi ci troverai dentro.»

La ragazza gli posò un veloce bacio sulle labbra, mentre cercava di scendere dal letto.

«Fai con comodo» le sussurrò il marito, porgendole la vestaglia di seta abbandonata ai piedi del letto. «Ti aspetterò di sotto. Jane verrà ad aiutarti e ti porterà la colazione.»

 

«Bentrovata, Jane. Quando sei arrivata? Chi altri è venuto a Londra? Solo tu e Mr Norris? Il conte, non sarà uscito, per caso? Mi sta ancora aspettando? È di sotto?» La giovane cameriera appena giunta in aiuto alla sua signora non riusciva a rispondere a quel fuoco di fila di domande e si limitò a fare qualche incerto cenno del capo. «Oh, Jane, aiutami. Devo far presto. Avanti!» Carol s’interruppe per far accomodare la cuoca con il vassoio della colazione, così Jane fu in grado di rispondere esaurientemente alla sua padrona.

«Il conte vi sta aspettando di sotto. Siamo arrivati da Westbury ieri mattina, io, Mrs Roderick…»

«Felice di rivedere anche voi, Mrs Roderick.» Carol salutò la cuoca e le offrì uno dei suoi più bei sorrisi, mentre cercava di nascondere le sue nudità avvolta nella vestaglia del marito.

«… ovviamente Mr Norris, Abner il cocchiere, e mio cugino Colin» concluse Jane.

«Sì, li ho veduti tutti e tre ieri sera. La signora Norris è rimasta a Westbury?»

«Sì» confermò Mrs Roderick. «Qualcuno doveva pur restare. Mr Norris ha assunto qualche domestico a ore: questa casa è troppo piccola per ospitare la servitù al gran completo, come ben saprete.»

«Veramente non ci avevo messo piede, prima di ieri sera» confessò Carol candidamente.

«Eh già» borbottò la corpulenta signora sulla porta, «questo è l’appartamento in città di un giovane scapolo, non una casa di famiglia.» Scosse il capo mentre richiudeva la porta dietro di sé.

Carol ingoiò velocemente uno dei suoi biscotti preferiti – che la signora Roderick aveva preparato apposta per lei, ne era sicura – e bevve qualche sorso di thè, si lavò al bacile, infilò la camiciola e l’altra biancheria che Jane, solerte, le porgeva. Ora veniva la cosa più difficile: scegliere un abito adatto a quella visita.

Adam avrebbe dovuto manifestare il proprio cordoglio ai Downham e consegnare loro la spada e le onorificenze del figlio morto a Badajoz, due anni prima. A Carolyn stavano tremando le gambe perché conosceva tutta la storia, sapeva quanto grande fosse il rimorso del marito per quella vicenda. Sapeva che era stato proprio Adam a sparare a Andrew Clark, ultimo figlio del marchese di Downham. Aveva eseguito una sentenza sommaria per evitare al suo amico l’onta della forca e il disonore. Troppo grave era stato il reato di cui Andrew si era macchiato e Adam, come suo capitano, aveva trovato quell’unica soluzione, sparare lui stesso per mettere tutto a tacere e preservare almeno la reputazione del suo amico e della sua famiglia. Sarebbero riusciti, i Downham, a sopportare l’onta di un figlio passato dalla corte marziale per aver depredato una famiglia inerme e averne violentato la figlioletta appena adolescente? No di certo! Meglio saperlo morto durante la battaglia, piuttosto che attivamente partecipe delle atrocità commesse subito dopo.

Carol rabbrividì al solo pensiero.

Scelse, tra i nuovi acquisti, un abito marrone, molto semplice, dalla linea elegante, con un ricamo floreale nero sull’orlo, che richiamava il bolero nero coordinato e l’elegante cappellino.

Durante quei tre giorni a Londra, Carolyn aveva acquistato più abiti e accessori che nella sua intera esistenza.

“Ho speso una vera fortuna, ma è stato proprio lui a ordinarmi di fare acquisti.” Era piena di rimorsi perché la somma che il vecchio amministratore dei Blackbourn e suo figlio avevano sottratto a Adam durante la sua lontananza era una cifra in grado di minare molti patrimoni, in pratica quasi l’intero importo della sua dote, pensò Carolyn.

“Chissà se papà ha trasferito a Adam ciò che mi spetta?” si domandò pensierosa. In fondo erano passati più di due anni dal loro matrimonio, d’accordo che c’era stata di mezzo la guerra… e anche la promessa… Ma della promessa che le aveva fatto Adam – cioè di lasciarla libera – il padre non era a conoscenza: di certo i suoi fratelli non lo avevano riferito al duca, che se avesse saputo che Adam si era impegnato a sciogliere la loro unione al suo ritorno, sarebbe andato su tutte le furie, senza alcun dubbio.

Ma ciò che le premeva veramente sapere era se si trovassero o meno in difficoltà economiche. “Potrei vendere la casa di zia Maggy a Bath, è mia ed è svincolata, così potremmo tirare avanti per i prossimi tre anni, finché non entrerò in possesso della rendita che la zia mi ha destinato.” Carol, come al solito, rimuginava: prima o poi avrebbe dovuto trovare il coraggio di chiedere al marito; non era consuetudine delle mogli intromettersi in certe faccende, se non quelle propriamente inerenti l’andamento della casa, questo lo sapeva benissimo, ma in quei due anni non aveva fatto altro. Certi pensieri l’agitavano e stava aggredendo i suoi lunghi boccoli con feroci colpi di spazzola.

“Ma se siamo davvero in difficoltà, cosa gli è saltato in mente di regalarmi una collana di brillanti che vale un patrimonio? È così scriteriato?” Tuttavia si sfiorò il monile che aveva ancora indosso dalla sera prima e sorrise. Allungò il collo a cercare la propria immagine nello specchio e soffocò un grido nella mano. La sua bocca, generosa per natura, era rossa e gonfissima. I baci e i morsi di quella notte di passione avevano lasciato il segno.

«Oh Cielo, come faccio?» mormorò allarmata attirando l’attenzione della cameriera.

«Avete le labbra un po’ irritate, signora» osservò Jane sorridendo furba. «Potreste usare un po’ di questo, come balsamo» disse la giovane, porgendole il portaburro che aveva prelevato dal vassoio della colazione.

«Funziona?» chiese Carol sconcertata.

«Io lo uso sempre per mantenere morbide le labbra e non farle screpolare. Dovreste vedere l’effetto che fa se prima passate sulla bocca una ciliegia matura. Io, poi, per rendere più intenso il mio sguardo, passo un po’ di carboncino sulle ciglia e sulle palpebre, anche se a volte brucia un tantino» spiegò, saputa, la cameriera.

Carolyn rise, mentre si spargeva il burro con un dito e pensava: “Jane ha ventun anni, come me, non è sposata ma conosce molte più cose, di questi argomenti, di quante io potrei mai impararne.”

«Milady, pizzicatevi le guance e guardate che effetto» spiegò ancora.

«Ah, questo lo so. Comunque grazie» disse, acconciandosi i capelli in una sobria crocchia. «Jane, per favore, vai di sotto, accertati che il conte non se ne sia andato e riferisci a Sua Signoria che scenderò subito.»

Restata sola, si sfilò la collana. Passò l’indice sulle grandi gocce di diamante: «Le tue lacrime sono gioielli preziosi, per me» le aveva detto Adam la sera prima ed era stata una rivelazione, aveva capito che lui non l’aveva sposata per salvaguardare il buon nome di una giovane avventata o per chissà quale altro interesse, ma per amore. Semplicemente per amore.

Si era ritrovata maritata, senza neppure sapere come, a un uomo che conosceva appena e, se lui non le avesse promesso di interrompere quell’unione al ritorno dalla guerra, lei mai e poi mai avrebbe acconsentito a sposarlo, disubbidendo ai suoi, arrivando persino al punto di fuggire. Ma aveva accettato. Per più di due anni aveva vissuto un’esistenza sospesa – congelata – nella tenuta del marito a Westbury, sola, lontano da tutto e tutti, in una terra sconosciuta, in posti mai visti prima, a occuparsi del benessere di gente a lei completamente estranea. Quella era diventata la sua casa e, per tutti, lei era la contessa di Westbury: ne aveva sopportato l’onere e non si era sottratta alle responsabilità, imponendosi rinunce, senza sentirsi mai, nemmeno per un momento, sua moglie. Neppure negli ultimi sette giorni, quando Adam, ormai guarito dalle ferite e dalla malattia, l’aveva fatta sua. Era successo giusto una settimana prima, eppure sembrava trascorsa un’eternità.

A ben pensarci, quante cose erano accadute in quell’ultimo mese. La nebbia che oscurava i suoi sentimenti si era diradata ed era riuscita a leggersi dentro al cuore: la lontananza e la separazione avevano avuto il potere di far nascere in lei un sentimento che aveva alimentato solo con lunghe lettere, a cui mai aveva ricevuto risposta.

Ma lui le aveva scritto, sempre…

“Le sue lettere! Sono nell’altra stanza…”  ricordò. “Oh, no: adesso non ho tempo. Potrei dare solo una sbirciatina…” Ripose in fretta il gioiello in un cassetto e si precipitò in camera da letto.

«Figurarsi, le ha già tolte di mezzo» borbottò la giovane guardandosi intorno, sola nella stanza padronale. «Il mio vestito, che disastro» sussurrò. Sfilò la federa da uno dei cuscini e v’infilò i cenci di quello che era stato il suo abito da sera: avrebbe chiesto a Jane di far sparire quella roba. “Che notte incredibile” pensò, “Jordan che arriva e mi fa una dichiarazione! Il dottor Jordan Foster! Incredibile.” Il dottore doveva averla seguita da casa dei suoi fino a teatro, per affrontare il conte di Westbury… per lei. “Davvero incredibile… e Adam è andato su tutte le furie. Se l’è presa con me. Non con Foster, con me! Ha davvero un pessimo carattere” si disse, mentre raccoglieva anche l’ultimo brandello.

“È gelosissimo. Be’, pure io sono gelosa” ammise a se stessa. Era stato proprio per la sua gelosia che era scappata da teatro e Adam, come ovvia conseguenza, aveva pensato che lei desiderasse fuggire con Foster, fuori ad attenderla. “L’avrei pensato anch’io, se fossi stata in lui…” fece una strana smorfia “…e sono particolarmente brava a inventare fantasiose trame…” Eh no, non si era trattato di una trama fantasiosa: c’era davvero una relazione segreta fra Adam e la bella baronessa, solo che mai, davvero mai, nemmeno nei più pindarici voli della sua fantasia Carol avrebbe potuto immaginare che Adam e Lady Anne Emery-Boyd fossero fratelli. Non si somigliavano per niente. Lei era bionda, minuta, eterea, come la loro madre. Lui era castano, altissimo, imponente. “Imponente... oserei dire gigantesco. Bellissimo. No, non è bellissimo, no: lui è… è… Adam. È irresistibile. Io proprio non riesco a resistergli.” Blackbourn non era di sicuro un campione di galanteria ma Carol, avendone sperimentato il fascino, non si stupiva che le signore gli cadessero ai piedi. Le uscì una risatina: quante cose sapeva di lui! Quanti aneddoti aveva conosciuto grazie ai racconti dei fratelli!

“Chissà che cosa ci trovi da ridere” si ammonì, mordendosi l’interno del labbro. Sarebbe stato meglio che Harry e gli altri avessero trovato un altro argomento di conversazione in presenza di una signorina, piuttosto che tutte le storielle galanti di Adam Blackbourn. In quel momento riusciva a comprendere la sconvenienza che la confidenza dei fratelli e dei loro amici aveva comportato. “Ma io sono sempre stata una di loro… e la mamma ha pensato bene di spedirmi a Bath, in quel noiosissimo collegio… Fortuna che a Bath c’era Annabelle… E zia Maggy.” Una lama di dolore le trapassò il petto, al ricordo.

 “Sbrigati!” si ammonì. Stava ancora cercando eventuali brandelli di biancheria, non voleva lasciare in giro prove. Lui l’aveva trattata molto rudemente, la sera prima: le aveva strappato i vestiti di dosso. Era diventato una furia. L’aveva presa di forza ma non le aveva fatto paura, e tanto meno le aveva fatto male, si era fermato immediatamente. L’unica vera paura era stata che lui non la volesse più…

“Oh, ma mi vuole, eccome se mi vuole! Almeno tanto quanto io voglio lui” esultò in cuor suo e gioì. Era inutile negarlo: lo voleva, e non solo con il tenero cuore di una giovinetta ai primi palpiti d’amore… No, no: lei lo voleva esattamente come una donna desidera il suo uomo!

Sapeva perfettamente che non avrebbe neppure dovuto pensarle, certe cose, che non era appropriato per una signora per bene indugiare in desideri che mai avrebbe dovuto provare. Eppure li aveva provati, eccome se li aveva provati, anzi di più, li aveva soddisfatti. Li avevano soddisfatti insieme, e ne avevano sperimentati di nuovi.

“Non posso negarlo: mi piace. Mi piace tantissimo.” Si perse nel ricordo della notte appena trascorsa. “Pensavo fosse stato bello, a Westbury, ma ieri è stato infinitamente meglio. Dà sempre ordini, anche a letto, però è stato così dolce e tenero: mi ha toccato il cuore. Mi ha detto mille e mille volte che mi ama e io l’ho confidato a lui. Tremo ancora, solo a pensarci.” Chiuse gli occhi e assaporò il brivido di piacere che la percorse. “Mi ha baciata tutta la notte…” Si lasciò trafiggere da un altro brivido al ricordo dei suoi baci… “‘Baci fiorentini’ … credo si dica così. Mi ha baciato… dappertutto…” Si bloccò di scatto, travolta da un’altra scossa, questa volta era un misto d’eccitazione e vergogna. Sentì il rossore salirle alle gote.  “E io ho baciato lui… dappertutto… Io lui, lui me, contemporaneamente.”

«Oh Cielo, che imbarazzo!» esclamò a voce alta, con le mani premute sulle guance. «Ora devo scendere…» mormorò. “Che cosa gli dico? Che cosa penserà di me?” Fissò con lo spillone il cappellino civettuolo, senza bisogno di guardarsi allo specchio. Infilò a fatica i guanti, le mani le tremavano. “Mi sono lasciata trasportare dal desiderio, senza alcun ritegno. Sono stata indecente!” Emise un rumoroso sospiro e scese le scale.

“Non si fanno queste cose, non si fanno! Una moglie non dovrebbe… una moglie…” ripeté quella parola, “moglie” e sorrise fra sé, soddisfatta, perché ora, finalmente, dopo due anni, a tutti gli effetti, per sempre, per tutta la vita… era Carolyn Blackbourn.

VeloNero - Raffaella V. Poggi © 2014 

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Commenti: 15
  • #15

    Luisa (lunedì, 20 agosto 2018 21:01)

    Assolutamente favoloso adoro Carolyn e amo Adam.

  • #14

    Luisa (mercoledì, 23 agosto 2017 13:33)

    E' sempre un'emozione leggere ciò che scrivi, poi aspettavo da tanto poter rileggere di Adam e Carol. Grazie <3

  • #13

    VeloNero (domenica, 12 marzo 2017 10:49)

    Arriverà... spero entro quest'anno, vado a rilento perchè il contemporaneo mi sta portando via molto tempo ed energie. Grazie ragazze della pazienza e dell'apprezzamento. VN

  • #12

    Crisrell (sabato, 11 marzo 2017 10:10)

    Quando uscirà la terza parte? È bellissimo. Fammi sapere sono impaziente.

  • #11

    Anna (martedì, 13 settembre 2016 15:28)

    Non ho parole x descriverne le emozioni che riesci a suscitare dire bellissimo è poco! Brava!!!

  • #10

    VeloNero (domenica, 31 luglio 2016 08:39)

    Grazie Maria Grazia, spero ti piacerà anche il resto

  • #9

    Maria grazia Serra (lunedì, 25 luglio 2016 07:53)

    Bellissimo

  • #8

    Annabella (venerdì, 15 aprile 2016 23:21)

    Davvero efficace, avvincente! Ormai i conti di Westbury sono amici di vecchia data...

  • #7

    Elmarigio (sabato, 06 febbraio 2016 17:50)

    Diverso. Piccante, piacevole, scorrevole. Fosse così anche la realtà!!

  • #6

    luisa (venerdì, 01 gennaio 2016 16:37)

    Mi è piaciuto e mi ha intrigato molto, ho letto Ritorno a Westbury e pensavo di poter comprare anche questo, ma non lo trovo su amazon. Ho letto anche Un lungo fatale ultimo addio.Fantastico.














  • #5

    velonero (mercoledì, 12 agosto 2015 22:20)

    Ciao Paola, se sbirci qui sul sito trovi i racconti e tutta la prima parte di Lontano da Westbury. Buona lettura e poi dimmi che pensi. Intanto grazie

  • #4

    Paola (mercoledì, 12 agosto 2015 18:50)

    Bellissimo!!!!!!!! Ti seguo dal sito 50 Sfumature e mi piacciono molto i tuoi racconti. Ho letto x primo quel fatale ultimo addio e poi ritorno a westbury ho amato molto questi personaggi che quasi riuscivo a vedere e ora sto leggendo lontano da westbury (che spero pubblicherai) sul tuo blog. Complimenti

  • #3

    VeloNero (lunedì, 30 marzo 2015 23:02)

    Leggi questo, la continuazione intendo, e dimmi che cosa ne pensi... ci sto lavorando, non è così semplice...

  • #2

    Samy (lunedì, 30 marzo 2015 22:17)

    Bellissimo Velonero! Ho divorato Ritorno a Westbury ed ho già prenotato Un lungo fatale ultimo addio... Nonostante io non abbia mai amato particolarmente i romanzi "storici" tu e la grande Anne Stuart mi avete fatto cambiare idea!!!!! ;) avanti così!!!!

  • #1

    Aly (martedì, 08 luglio 2014 15:10)

    Eccome se mi è piaciuto! Ho fatto le ore piccole per finire di leggere "Ritorno a Westbury" e poi... la sorpresa di trovare il continuo della storia dei due protagonisti!!!
    Brava, ti seguitò ancora!