Capitolo II.

 

 

 

 

Lontano

 

da Westbury

 

 

 

 

 

2.  Una visita doverosa.

 

  Adam, in piedi di fronte alla finestra, guardava distrattamente i pochi passanti che transitavano dall’altra parte della strada, in Seymour Street, e aspettava Carolyn.

 

  «Milord, Sua Signoria la Contessa mi ha chiesto di avvisarvi che scenderà subito.» Jane lo distolse per un istante dai suoi pensieri.

 

   Non vado da nessuna parte, senza di te, Carol – si disse, pensando alla moglie. Aveva sperato che lei si offrisse di accompagnarlo - anche se mai glielo avrebbe chiesto - perché non se la sentiva di affrontare da solo quell’incontro.  Non vado più da nessuna parte. Come ho fatto a resistere due soli giorni senza di lei? Come ho fatto a resistere due anni! Sono pazzo d’amore per lei, pazzo, pazzo, pazzo! La desidero così tanto… –  Inspirò per rendere meno affannoso il suo respiro, accelerato dal ricordo della notte appena trascorsa.

 

   Era stato davvero un pazzo, la sera prima. All’uscita da teatro si era scontrato con Foster. Il dottore era venuto per portarsi via Carolyn! Lui non glielo aveva permesso. L’aveva trascinata a casa e aveva dato libero sfogo a tutta la gelosia repressa. Era stato violento e brutale. Ripensò con orrore al suo comportamento e si passò le mani tra i capelli, contrito. Le aveva stracciato l’abito e l’aveva presa con la forza, ma lei non si era ribellata.

 

  – Per forza, ti ama, stupido idiota! Geloso e furioso! Sei un pazzo geloso e furioso! Nonostante tutto, nonostante tu le abbia fatto di tutto, in questi anni, lei ti ama. Forse, e dico forse, se ti fossi mostrato un gentiluomo e l’avessi trattata con un minimo di galanteria, se l’avessi corteggiata almeno un po’, invece di comportarti da commilitone, probabilmente vi sareste risparmiati tanta incertezza e sofferenza. Ma ora… ora… lei... io... io sono... sono...– ansimò al ricordo ancor vivido dei momenti passati insieme, l'uno dentro l’altra. Non era riuscito a staccarsi da lei neppure dopo il secondo orgasmo, gli era stato impossibile staccare la bocca dal suo corpo di seta, godendo di un piacere che veniva dal cuore.–  È incredibile che lei... che io... – Non riusciva a formulare un pensiero compiuto tanto intensamente il sangue gli stava irrorando le tempie.  – Prima l’ho aggredita, poi, quando finalmente ho capito che mi ama - che ama me! - l’ho derisa. Fortuna che in un barlume di lucidità sono riuscito a spiegarmi, perché non appena me la sono ritrovata tra le braccia sono volato in un’altra dimensione... non sono più riuscito a dirle nient’altro che “ti amo”. Un idiota! Ha sposato un i-dio-ta! Non sono più riuscito a spiccicar parola!  Avrei tanto voluto dirle mille e mille volte  quanto è bella, quanto io stia bene con lei, quale infinito piacere sia per me far l’amore con lei... aprivo la bocca per confidarle ciò che avevo nel cuore invece riuscivo solo a biascicare “ti amo”. Sì, ho biascicato! Non ero in grado di parlare: farfugliavo con la bava alla bocca... Come Benny.  Proprio come Benny “lo sciancato”, lo scemo del villaggio, a Westbury... Hai sposato lo scemo del villaggio, Carol! Altro che colonnello Blackbourn: un povero scemo malato d’amore, ecco chi hai sposato!... Quanti baci! Non credevo mi piacessero tanto, i baci. Eh mah, con quella bocca! Che baci! Baciami amore, baciami dappertutto... Oh sì, i suoi baci sono la cosa che mi eccita di più... –  Lasciò che il desiderio scorresse dentro di lui, a cancellare, con la sua forza, almeno per un po’, l’angoscia che il ricordo di Andrew e l’attesa per l'appuntamento con i  Downham gli procurava.

 

  Gli era bastato ricordare dov’era diretto per scendere coi piedi sulla terra. Nella sua testa si era ripetuto un’infinità di volte il discorso che avrebbe dovuto pronunciare di fronte ai Downham,  aveva meditato ogni parola ed ogni singola pausa. Era giunto il momento… Udì bussare alla porta dello studio, si precipitò ad aprire.

 

   Deve essere lei, deve essere lei! Quanto c’impiega a scendere? – Abbassò con furia la maniglia. – Eccola! – sospirò sollevato, vedendola nello specchio della porta. Bella, bellissima! Mia!   L’afferrò per il polso e l’attirò fra le sue braccia, con urgenza. La strinse in un abbraccio, forte, cullandola per un attimo prima di sollevarle il mento e posarle un bacio tra le labbra. Trattenne il viso tra le mani e le sorrise.

 

  «Andiamo?» chiese Carolyn, rispondendo con un sorriso timido.

 

  «Sì» annuì. «La carrozza è fuori che attende.»

 

  Restarono in silenzio, l’uno accanto all’altra, mentre la vettura procedeva lenta nel traffico mattutino della città indaffarata. Carol infilò la mano dentro quella del marito, che ricambiò la stretta, con un sospiro.

 

  Carolyn osservò più attentamente la divisa, aveva notato subito il colore, verde scuro, del colletto e dello sparato.

 

  «Questa è la divisa del 69°?»

 

  «Sì, come fai a saperlo?» domandò incuriosito.

 

  «E’ uguale a quella di Simon; il verde è il colore del 69°, se non sbaglio.» Carolyn conosceva bene la divisa rossa della fanteria, conosceva i gradi e le mostrine, le aveva cucite lei stessa alla divisa del fratello maggiore, anni prima.

 

  «E’ vero, questa è la vecchia divisa. In Spagna non ho avuto bisogno di un’uniforme di gala, a me bastava quella ordinaria. Niente parate, nessun galà laggiù.»

 

  Carol osservò le medaglie, troppe, e passò il dito sui nastrini appuntati al petto: le venne il magone. – Quante sono? Ogni onorificenza è una battaglia, una campagna: quante volte ha combattuto?   Cominciò a tremarle il mento.

 

  Adam se ne accorse: «No, no, no, non piangere, piccola mia, non piangere ti prego» mormorò allarmato, prendendola tra le braccia. «E’ passato. E’ finita, è finita! Non ci pensare, amore. Siamo arrivati. Andiamo.»

 

  Furono accolti da un laccato valletto in livrea che li scortò nel salone: erano attesi. Il Marchese, un anziano signore, si era alzato a fatica aiutandosi con il bastone e sorretto, dall’altra parte, da una giovane donna dai capelli rosso tiziano, acconciati in mille riccioli che le incorniciavano il viso. Si era alzato anche un bimbetto di quattro o cinque anni, vestito con un completino nero di velluto, orlato di pizzo bianco di Bruxelles che, seguendo l’esempio degli adulti, aveva risposto con un impeccabile inchino alle riverenze dei nuovi arrivati.

 

   Devono essere la moglie e il figlio di Andrew Clark– pensò  Carolyn. – Lei è  bella, ha lineamenti classici, occhi azzurri. E’ molto elegante. Deve avere solo qualche anno in più di me e sembra perfettamente a sua agio nelle vesti di  compita padrona di casa, quasi fosse l’unico scopo della sua vita.  Carolyn osservava con occhio attento e con un pizzico d’invidia la giovane signora che li stava accogliendo e stava facendo le presentazioni. 

 

  «Conte, Contessa, posso presentarvi il maggiore Foster, un caro amico del mio defunto marito?» se ne uscì Lady Clark.

 

  A Carol si fermò il battito, chiuse gli occhi e li riaprì. Nemmeno tutti i trucchi di Jane avrebbero potuto riportare il colore sul suo viso. Girò lentamente il capo e vide il dottor Jordan, fermo in piedi.

 

  Se Carolyn aveva notato la presenza di Foster, accanto al grande camino, non lo aveva dato a vedere, aveva pensato Adam entrando nel salone. Aveva individuato il dottore immediatamente e, come unica reazione, aveva serrato la mascella.

 

   Lo sapeva, il bastardo! Sapeva che sarei venuto qui, oggi. I Downham devono avergli riferito che ero atteso e lui ha pensato bene di venire ad assistere allo spettacolo. Che cos’ha in mente?  Vuole riferire al Marchese che cosa accadde a Badajoz? Faccia pure! Non è un segreto per i miei superiori: lo riferii a Wellesley quella sera stessa. Faccia pure ciò che meglio crede, ma se pensa di togliermi di mezzo con un duello, ha sbagliato di grosso. Chi pensa che potrebbe affrontarmi? Il vecchio Marchese? O il fratello di Andrew? Sì, me lo vedo proprio quel topo da biblioteca con una pistola da tiro! Oppure vorrà occuparsene lui personalmente? Non vedo l’ora! Avrei dovuto sfidarlo ieri sera, senza indugi, mi sarebbe bastato un istante e l’avrei disarmato. Avrei potuto puntargli in faccia la sua stessa pistola, non se sarebbe neppure reso conto. Anzi, no! Avrei dovuto pensarci a Portsmouth, quando è venuto a casa mia a riferire a Carol che ero un assassino, il bastardo! Vuole davvero mettersi contro di me? Pensa di avere qualche possibilità di eliminarmi e prendersi Carol? Non ha capito con chi ha che fare: cascherebbe proprio a fagiolo, io mi prenderei una bella rivincita e senza che venga fuori il nome di Carolyn. – Adam rifletté velocemente, poi osservò la reazione della moglie alle presentazioni. –  E’ sbiancata vedendo il suo spasimante. – Gli venne quasi da ridere. No, non c’era niente da ridere: Carolyn aveva ammesso di essere stata attratta dal bel dottore. – Ma lei ama me.   Strinse impercettibilmente le palpebre.   E adesso diamo il via al mio monologo, così come da copione e poi, a te la parola, dottorino. Vediamo dove vuoi andare a parare.

 

  «Ci conosciamo» disse gelido Adam, ignorando Foster.

 

  Carolyn  riuscì  a fare  una stentata  riverenza, ma non fu capace di aprire bocca. – Questa visita si sta rivelando molto più difficile del previsto. Sto facendo una pessima figura, altro che Contessa di Westbury. Non è così che ci si comporta, prendi esempio da lei, Carolyn  si disse, mentre si accomodava dove le era stato  indicato.   Questa giovane signora piacerebbe molto a mia madre, una perfetta lady. Io, invece, sembro una scolaretta sgridata dalla governate, devo darmi un contegno. –

 

   «Milord, sono qui per porgevi le mie più sentite condoglianze» iniziò Adam, con voce stentorea, «e consegnarvi gli effetti personali di vostro figlio.» 

 

  «Vi ringrazio, Colonnello Blackbourn. Mio figlio vi stimava molto. Vi avrebbe seguito ovunque.»

 

  «Era un eccellente ufficiale e un ottimo amico. Fino all’ultima battaglia ha dimostrato il suo coraggio ed il suo attaccamento al dovere e alla famiglia.»

 

  Adam aveva meditato due anni su quelle poche parole. Non voleva essere ipocrita e mentire: quella era la pura verità. Fino alla fine della battaglia, Andrew aveva mantenuto il contegno che si confaceva ad un ufficiale dell’esercito di Sua Maestà, figlio di nobile stirpe e padre amorevole. Quello che era accaduto dopo la presa della città era stata una delle pagine più buie dell’esercito inglese. Tre giorni di saccheggi, violenze e depravazioni degni dei lanzichenecchi: peggio delle atrocità commesse dai francesi!

 

  Però, se Andrew aveva seguito la massa della soldataglia in quegli atti scellerati, non era stata solo colpa sua. Quel veleno che ingoiava sotto forma di gocce miracolose gli aveva annientato la volontà, oltre al timore e alla coscienza, ed era diventato schiavo del laudano, dell’alcool e anche dell’oppio, nonché del soldato Jarrett che glieli procurava. Aveva visto coi suoi stessi occhi Andrew riverso su quella povera creatura, ma, ne era certo, Jarrett aveva abusato di quella ragazzina per primo. Quel delinquente non era nuovo ad episodi del genere, anche se Adam non era mai riuscito a trovare le prove per mandarlo davanti alla corte marziale. Aveva cercato di far assegnare Jarrett ad un altro battaglione, in Spagna, e non c’era riuscito, così come non era riuscito ad allontanare Andrew dalla sua influenza. Ed era finita in quel modo orribile. Non aveva preso una tal risoluzione da solo, avevano deciso tutti insieme, lui e i suoi uomini: all’unanimità avevano stabilito che nessuno li avrebbe coperti e Clark e Jarrett dovevano essere impiccati, così come Wellington aveva stabilito. Per chi si fosse macchiato di violenze, anche meno gravi, sulla popolazione inerme la legge marziale prevedeva il patibolo e il disonore. Aveva trovato quell’unico modo per difendere la reputazione del  suo amico, eseguire lui stesso la sentenza, perché nessuno, oltre a  lui, poteva aver a cuore l’onore di Andrew e nessuno si sarebbe sporcato del sangue di un commilitone, se poteva pensarci il boia. Così si era visto costretto a sparare anche a Jarrett che, invece, avrebbe visto volentieri penzolare da una forca. Quell’uomo era solo feccia. Ma anche il dottorino, a suo modo, era colpevole in quella vicenda, perché era quasi certo che fosse stato proprio Foster a dare per primo il laudano ad Andrew, in India, tanto tempo prima, per aiutarlo ad affrontare la paura delle battaglie.

 

   Non trovare giustificazioni. Non è la stessa cosa  si disse Adam, alzandosi.

 

  Prese la spada di Andrew e la consegnò nelle mani dell’anziano Marchese, fece un inchino per poi voltarsi verso la vedova, seduta accanto al vecchio, e fare lo stesso, quindi tirò fuori la croce di Badajoz, l’appuntò al petto del bambino e gli passò una mano sul capo. Quel gesto lo fece sentire un verme; si era ripetuto all’infinito che lo aveva fatto per quel piccolo che proprio in quel momento lo stava guardando con due grandi occhi sbarrati. Si sentiva peggio di quanto non si fosse mai sentito, perché la verità vera era che la stessa mano che lo aveva appena accarezzato aveva ucciso suo padre. 

 

  Carolyn, muta e immobile, sapeva di dover almeno provare ad intavolare una conversazione, tuttavia riuscì solo a muovere la coda dell’occhio per osservare Jordan. Il dottore stava tenendo lo sguardo incollato su Adam, per non perderne una mossa, notò la ragazza preoccupata.

 

 Che cosa avrà in mente Jordan? Vorrà riferire tutti i fatti al Marchese e a sua nuora? Ma a che pro? Che bene può fare ai Downham conoscere la verità? Vuole vendicarsi di Adam a causa mia, perché l’ho rifiutato? Credevo proprio che questa storia fosse finita ieri sera, invece… Ma come ci sono finita nel mezzo di questo ginepraio? Io non ho mai desiderato suscitare l’interesse di nessuno, nemmeno di Adam: che cosa ho fatto per attirare la loro attenzione?  Non capisco proprio come ci si possa interessare a me quando ci sono giovani donne così belle, delicate e garbate come Lady Clark.  No, credo di conoscere Jordan, non dirà nulla. Vuole solo vedere come si comporta Adam.  Se avesse veramente voluto vendicare il suo amico, lo avrebbe fatto ieri sera. – Si rilassò un poco e, quasi per magia, ritrovò il dono della favella: «Dottor Foster, com’è la situazione al “St. Thomas”?» domandò la ragazza, in un attacco di spavalderia.

 

  Foster si scosse e le sorrise: «Si è stabilizzata, Milady, così ho potuto rientrare a  Londra. Il dottor Morris è ancora a Portsmouth.»

 

  «Allora è vero quel che si dice in giro, siete proprio voi “l’angelo di Portsmouth”» esordì il Marchese, rivolto a Carol.

 

  «Come dite, Vostra Signoria?» Carolyn, stupefatta, era arrossita.

 

  «Ho sentito al club che la figlia del Duca di Norwich ha fatto da infermiera ai nostri reduci, a Portsmouth. Siete voi la figlia di George, se non erro» spiegò l’anziano signore.

 

  «Sì, certo, ma il dottor Foster potrà confermare che non si tratta di me, sono stata confusa con qualcun’altra. Io non ho fatto praticamente nulla» si schermì la giovane.

 

  «Avete fatto abbastanza» confermò Foster, con tenerezza.

 

  «Vi siete incontrati all’ospedale?» domandò Lady Clark, incuriosita.

 

  «Sì, Milady, il dottor Foster ha curato mio marito, gli dobbiamo molto» e fece  un cenno di ringraziamento al giovane medico.

 

  Adam guardava la moglie con un lieve sorriso sulle labbra. –  Sa sempre cosa dire, sa mettere tutti a proprio agio. Le sue parole sono balsamo per ogni ferita.

 

 Carolyn si rivolse al bambino, che aveva in mano un cavallino di legno con le rotelle: «Anche a me piacciono molto i cavalli, soprattutto quelli veri.»

 

  Il piccolo le sorrise, si avvicinò e le mostrò il suo giocattolo.

 

  «E’ veloce?» chiese la ragazza.

 

  «Sì, ma anche io preferisco quelli veri. Preferisco Torpedine.»

 

  «Torpedine è un pony?»

 

  Il bimbo annuì. «Me lo ha regalato il nonno» spiegò.

 

  «Anche a me hanno regalato un cavallo, una puledra bianca, l’ho chiamata Lady Snow. E’ molto veloce.»

 

  «Anche Torpedine è velocissimo. Potremmo fare una gara.»

 

  «E’ un ottima idea, però Lady Snow non è qui a Londra, si trova nella mia casa di Westbury.»

 

  «Peccato.»

 

  «Sì, è un vero peccato.»

 

  Le due signore scambiarono ancora qualche battuta, poi, trascorsa la canonica mezzora che cadenzava le visite mattutine, i Conti di Westbury si congedarono e furono accompagnati dal maggiordomo all’uscita.

 

  «Carolyn!» Foster li aveva raggiunti nell’ingresso. Adam e Carol si voltarono. «Posso parlarvi?»

 

  «Certamente» annuì incerta. Adam rimase immobile qualche attimo. «Ti aspetto fuori» concesse.

 

  «Ancora una volta devo scusarmi con voi, per ieri sera. Non avrei dovuto mettervi in imbarazzo… Ditemi che non vi ho messo in difficoltà, con la mia irruenza. Ditemi, per piacere, va tutto bene… con lui?»

 

  «Sì, va tutto bene, è stato solo un malinteso.»

 

  «Spero che mi perdonerete.»

 

  «Non ho niente da perdonarvi, Jordan» rispose con un sorriso.

 

  «Lo amate, vero?» Jordan studiò con attenzione la risposta della ragazza.

 

  Carol annuì e gli occhi brillarono. «Vi sbagliate, su di lui, non è un assassino.»

 

  «Non avrei avuto lo stesso coraggio» concesse.

 

  «Ne porta il fardello.»

 

  «Sì, forse, ma ha accanto chi lo aiuta a sopportarne il peso.» La guardò in viso, studiandone ogni parte per imprimersi la sua immagine nella memoria. «E’ un uomo molto fortunato. Sono qui per chiedere la mano di Fanny Clark al Marchese di Downham» confessò, rabbuiandosi. «Hanno accettato. Devo occuparmi della moglie e del figlio di Andrew, come mi è stato suggerito ieri sera.» Fece un mezzo sorriso.

 

  “Perché non vi occupate della moglie del vostro amico, invece di importunare la mia?” gli aveva detto Adam la sera prima, ricordò Carolyn.

 

  «Non posso fare ciò che voglio, allora faccio ciò che devo» concluse rassegnato.

 

  «Jordan?» Lady Clark fece la sua apparizione nell’ingresso.

 

  «Arrivo subito.»

 

  «Arrivederci, dottor Foster.»

 

  «Addio, Carolyn» ed accennò un  baciamano.

 

 

 

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