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Capitolo IV - Una mattinata stancante

Questa storia appartiene al genere EROTIC-ROMANCE pertanto potrebbe includere contenuti espliciti non adatti ai minori di 18 anni.  Questo sito non è responsabile della lettura dei suoi contenute da parte di minori. 

 ...ma nella fantasia ho l’immagine sua: gli eroi son tutti giovani e belli... gli eroi son tutti giovani e belli.

La Locomotiva, F.G.


Una mattinata stancante


Mi dispiace per la signora Roderick che si è prodigata per me» disse Carol a Mr Norris, che li aveva accolti sulla soglia, «ma sono troppo stanca per mangiare, andrò subito a coricarmi.»

«Farò servire un pranzo freddo in camera a Lor Signori» propose il maggiordomo. «Vi avviserò perché possiate prepararvi in tempo, Milady.»

«Come al solito siete prezioso, Norris» e gli sorrise con affetto.

«Prepararti?» chiese Adam.

«Sì. Devo ancora affrontare la visita più difficile, io: devo conoscere tua sorella.»

Erano entrati in camera.

«Difficile? Anne non vede l’ora d’incontrarti, che cosa ci sarà mai di tanto difficile?»

«Oh, tu non puoi capire. I miei fratelli sono i tuoi più cari amici, mio padre ti stima e ti adora, mia madre non è insensibile al tuo fascino e mia sorella, la mia “adorabile” sorellina, ha una cotta per te da quando giocava con il cerchio.»

«Tua sorella non ha una cotta per me.»

«Ah, no? Va dicendo in giro che tu sei il suo promesso sposo praticamente da quando ha iniziato a parlare.»

«Ho scelto la sorella sbagliata, ho avuto fretta. Dovevo aspettare sei o sette anni che Margareth avesse l’età giusta.» Adam era scoppiato a ridere.

«Molto divertente, Milord.» Carol si finse stizzita.

«Almeno lei mi apprezza. Sto cominciando a sospettare che tutta la considerazione di cui godo da parte della tua famiglia abbia giocato a mio sfavore, con te.» Carol lo stava guardando con uno sguardo indecifrabile. «Comunque è la pura verità: Anne e Frederick non vedono l’ora di conoscerti. Non devi preoccuparti perché nessuno può resistere al fascino dell’“angelo di Portsmouth”» concluse, sussurrandole le ultime parole sulle labbra. «A proposito dell’“angelo di Portsmouth”, sembra che tutto il ton stia facendo a gara per averti nel suo salotto. Giù nel mio studio ci sono un mucchio di lettere, biglietti e inviti, tutti indirizzati alla contessa di Westbury.»

«Per me?» si allarmò.

«Mia madre, purtroppo, non c’è più da molti anni: mi risulta che sia tu la contessa in carica.»

«Non scherzare. Perché cercano proprio me? Non può essere per via di Portsmouth, vero?»

«Credo proprio di sì, ma belle.» Adam storse la bocca e l’abbracciò. «Neanche a me piacciono questi ricevimenti.»

«Oh, Adam» gli confidò sconfortata, «ho sempre pensato con orrore al giorno in cui avrei dovuto prendere posto in società. Mi dispiace, ma non sono proprio tagliata per queste cose. Non sono come mia madre o tua sorella.»

«Questo non è vero, non conosco nessuno che sappia mettere le persone a proprio agio come fai tu; fai sentire tutti al centro del mondo.» L’aveva fatta sedere sull’alto letto sollevandola per la vita e le si era seduto accanto.

«Lo pensi davvero?» domandò sorpresa.

Lui annuì. «A Westbury non hai avuto nessun problema, sei una perfetta padrona di casa e per tutti tu sei la contessa ideale. Che cosa ti spaventa?»

«Io… Non vedi come sono?»

«Oh sì, io ti vedo.» “Oh, sì io ti vedo, amore, e vedo la più bella creatura su cui abbia mai posato lo sguardo.”

«Allora come puoi pensare che una come me possa…»

«Una come te?  Non esiste una come te.»

«Meno male! Hai visto, oggi, Ruth Clark? Lei è la signora ideale: sa come mostrarsi, il giusto contegno, le parole misurate, i gesti pesati con cura. Adam io non sono così! La signora Hopkins ha fatto cadere il vassoio e io ho riso. Ho riso!»

«E già. E ha riso anche Jacob, e Dio solo sa che non ha proprio niente di cui ridere.»

«Io faccio sempre ciò che mi passa per la testa anche se so che non è appropriato.»

«Carolyn, tu fai ciò che ti passa per la testa perché sai che è la cosa giusta» le rispose con lo stesso tono. «Ascolta che cosa faremo» propose, «più tardi daremo insieme un’occhiata a tutta la posta – vediamo chi ci scrive – considereremo quali inviti accettare e quali declinare e risponderemo a tutti. E ora, a letto!» ordinò. «Anche io ho bisogno di coricarmi…»  “… su di te” pensò, ma si trattenne dal dirlo ad alta voce. “Decisamente con lei non riesco proprio a comportarmi da gentiluomo” considerò. “Dovrei? Non voglio, non ha importanza, io sono così, deve imparare ad accettarmi come sono: è mia moglie.”

Intanto si erano spogliati, entrambi in camera senza usufruire dei rispettivi spogliatoi, l’uno davanti all’altra, senza imbarazzi, e si erano messi a letto, in camicia. Carol non aveva fatto in tempo a coricarsi che Adam, con un movimento rapido, le si era posizionato tra le cosce, aprendole le gambe con le ginocchia. Un istante dopo era dentro di lei.

«Ah-ah…» Carolyn gemette.

Sorpresa? Dolore? Piacere? Eccitazione?

Tutto insieme!

“Non se lo aspettava” pensò Adam. “Ha gli occhi dilatati per lo stupore; è la sua reazione più spontanea, sbarra gli occhi e schiude le labbra, lo fa sempre e il mio corpo dà sempre la stessa risposta… So io come farti chiudere la bocca, bellezza!” Gli uscì un mezzo sorriso. Le sollevò la veste, scoprendole il seno. “Sono proprio un mascalzone! Ma che importa? È così bella! È così bello fare all’amore con lei. Ne ho veramente bisogno, dopo una mattinata come questa… Mi sento così libero e svuotato da ogni preoccupazione, leggero… leggerissimo: Foster si sposa. Si leva definitivamente di torno. Questa sì che è una notizia!” pensò soddisfatto, mentre faceva ondeggiare i fianchi.

“Si sposa. Fuori dai giochi, definitivamente. E lei è mia. Mia! Mia moglie è mia e io sono il suo amante. Adesso glielo dico: ‘Sono il tuo amante. Quando siamo a letto, sono il tuo amante e tu devi fare quello che voglio io.’ Ecco, comincia a piacerle, si muove sotto di me, sento i suoi umori, bene! Uhm, inizia a gemere, le piace, è eccitata: sta sollevando il petto. Chissà se le si sono rizzati i capezzoli… ho la camicia, non riesco a sentire… devo vedere, devo vedere! Li voglio in bocca, subito!” Chinò il capo ad assaggiare, e strinse dolcemente tra i denti le punte rosee, mordicchiando.

La risposta non si fece attendere: «Sì, sì» singhiozzò Carol, «ancora, ancora…» La ragazza buttò la testa all’indietro, afferrò quella di Adam e gli premette il capo sul proprio seno. “Sì, bene… brava! Di nuovo, ci risiamo: senza alcun ritegno” si ammonì, disgustata da se stessa e dal proprio contegno, mentre continuava a gemere. “Ma non riesci proprio a trattenerti?! Come ieri notte, come a Westbury, persino la prima volta… Dovresti evitare di comportarti come una sgualdrina da postribolo!”

Che poi, che cosa ne sapeva lei, di postriboli e sgualdrine? Sapeva quello che aveva carpito ascoltando i discorsi dei fratelli. Le altre signorine neppure immaginavano l’esistenza di donne che vendevano il proprio corpo in cambio di denaro, ne era praticamente certa. “Forse hanno più ritegno di te. Non dovresti neppure sapere che esistono. Di queste cose le signore per bene non conoscono nemmeno l’esistenza. Ruth Clark non lo sa di sicuro e non si lascerebbe mai travolgere in questo modo: è una vera signora, lei! E sarà sua moglie…” Una lieve fitta di gelosia la sfiorò. “Solo ieri sera, fuori da teatro, Jordan ha detto di amarmi e che mi avrebbe portato via con sé, mentre stamane ha chiesto in moglie lei” pensò con disappunto.

“Per forza, hai scelto Adam!” si rispose. “Che cosa pensavi, che avrebbe passato l’esistenza a struggersi al pensiero di te?”

Be’… sì! Così avrebbe dovuto essere, se fosse stato vero amore…

“Oh no, poverino, no! Però credevo che avrebbe lasciato passare qualche tempo…”

Interruppe le sue riflessioni trafitta da una spinta più forte che le strappò un gemito, riportandola all’uomo sopra di lei che la stava tenendo fra le braccia e le stava facendo assaporare i piaceri della carne. “Ah, ma che importa? È così bello…” «Baciami! Baciami, amore…» lo implorò.

 

“Eccola qua, la mia fatina vogliosa!” esultò Adam in cuor suo per averla riaccesa. Lei non fingeva. Non fingeva mai, pensò. Non faceva la smorfiosa, neppure a letto. Nessuna falsa remora, nessuna di quelle affettate moine che lo avevano sempre irritato: «Oh no, Milord, io non ho mai, dico mai, neanche pensato di tradire mio marito!» Intanto gli infilavano i bigliettini nella fodera del cilindro. «Oh, no conte, proprio no, questo non si fa, non si deve!» e non volevano altro che il terremoto che riusciva a scatenare fra le loro gambe. Se quegli stupidi idioti dei loro mariti avessero anche solo immaginato che avrebbero potuto divertirsi molto di più nei loro letti che in giro nei bordelli, non avrebbe avuto tanta merce a disposizione. Invece di trovare modo di soddisfare la propria moglie, la maggior parte degli uomini preferiva lasciare a casa “il casto angelo del focolare”, per spendere tempo e denaro con femmine che per due ghinee fingevano per mestiere un trasporto impossibile, cedendo, in cambio, qualche laida malattia. “Bisogna essere proprio stupidi a pensare che fare l’amore piaccia solo alle donne dai facili costumi: piace a tutte. A tutte!

Adam muoveva ritmicamente il bacino e filosofeggiava: era giunto alla conclusione che esistevano tre tipi di donne: quelle insoddisfatte, che diventavano arpie maligne e isteriche, quelle che cercavano soddisfazioni clandestine – e di cui, tra l’altro, aveva ampiamente goduto i favori in passato – e quelle che erano appagate e serene. “Be’, cara, a te, penso io. Penserò io ai bisogni di mia moglie” concluse il suo ragionamento e spinse più forte, strappandole un altro grido di godimento.

Intanto le mani di Carol si erano insinuate sotto la camicia a sfiorargli il petto, dita leggere gli scesero lungo l’addome, elargendo piccole scosse al loro passaggio, per poi risalire e graffiargli delicatamente i capezzoli. Adam bofonchiò di piacere. “E mia moglie soddisferà i miei! Solo io, solo lei, per sempre. Non ci sono limiti fra noi. Non voglio più barriere: voglio abbatterle tutte, tutte! In mille modi diversi. Voglio tutto. Voglio questa intimità meravigliosa, voglio, voglio, voglio… lei. Oh, sì. Lei mi apre un universo di possibilità…” si diceva e intanto continuava a spingere, sollevato sulle mani, con le braccia tese, per non schiacciarla col suo peso e godersi lo spettacolo di lei che si stava contorcendo sotto di lui.

Non era mai stato abbastanza a lungo con una donna da arrivare a una vera intimità. Forse con Sally, un po’… No. Neppure Sally si avvicinava lontanamente a ciò che provava per la giovane che stava godendo di lui, del suo corpo in quel momento.

“Lei… lei è unica!” Lo pensava davvero. Anche a letto era unica. “Guarda com’è bella, tutta eccitata e ansimante, con la camiciola sollevata e i seni scoperti. Oh no, sto per venire! No, prima lei, prima lei. Devo cambiare posizione” e si tirò su, in ginocchio, fra le sue gambe. Continuare a pensare era il suo sistema per non lasciarsi andare all’orgasmo imminente e trattenersi fino a quando avesse percepito il piacere di lei.

“E adesso? Che cosa sta facendo? Tu mi vuoi morto, amore, vuoi uccidermi con questo dolce veleno.” Carol si era sollevata, anche lei sulle ginocchia; aveva arricciato la sottoveste di pelle d’uovo sotto le ascelle, scoprendo i seni, senza toglierla, e, strofinandosi contro di lui, aveva cominciato una lenta carezza, con tutto il corpo.

“Non mi bacia? Lo bacio io!” si disse Carol. Accostò la bocca al collo del marito e iniziò a depositargli un’umida scia di baci, mentre con le mani gli sollevava la camicia e allo stesso tempo gli carezzava i fianchi lisci, le ascelle, il petto e poi giù, sulla schiena, le natiche, ben attenta che la stoffa della biancheria non ostacolasse il dolce contatto dei loro corpi nudi. “Ora lo tocco… lì.  Sì, lo faccio.  E lo bacio mentre lo tocco. Voglio dargli piacere, voglio che mi desideri… come io voglio lui.” Posò le labbra gonfie sulla bocca socchiusa di Adam, gli succhiò il labbro, come faceva sempre lui, e posò le mani, entrambe le mani, sulla sua virilità, muovendole lentamente avanti e indietro. “Quest’arnese è proprio grosso” constatò e, eccitata, leccò la bocca di Adam, che si era spalancata per emettere un singulto silenzioso.

“Fermo, fermo, Adam fermo!” si ammonì Blackbourn. “Non muoverti, aspetta. Lasciala fare… è una tortura… sopporta…” Chiuse gli occhi a gustare il dolce supplizio che gli stava facendo vorticare la testa. “Che piacere! Ancora… ancora, bambina. È questo, fare l’amore? Ma è possibile? È praticamente una ragazzina e mi sta portando all’estasi solo sfiorandomi… ancora, ancora…” Le mani di lei si erano spostate a carezzarlo anche sotto. “No, se rispondo al suo bacio godo così, tra le sue dita… nelle mani di una fata… Pensare che una settimana fa era vergine. Una così, non l’ho mai incontrata e sì che di donne ne ho conosciute… È così dolce e carnale” rifletté stupito.

Stupito ed estasiato.

In quel letto erano passate un sacco di donne, tutte esperte e navigate, a prendersi tutto, nel più breve tempo possibile e per tutte le volte che lui riusciva. “Lei no, lei dà. Incredibile! Le piace darmi piacere: incredibile!” Era generosa anche a letto. “E quest’intimità? È tutto naturale con lei, è sempre stato tutto intimo, fin dal primo giorno.”

E come avrebbe potuto essere altrimenti? Lo aveva raccolto mezzo morto, sporco di sangue ed escrementi, l’aveva curato, medicato, lavato, aveva provveduto a ogni sua esigenza per giorni e giorni, tutto da sola, solo lei, solo lui. Altro che “angelo di Portsmouth”, lei era il “suo” angelo, solo suo!

Lei era sua, sua! Era la sua fetta di Paradiso.

Aveva conosciuto il peggio: da quel momento lui le avrebbe dato il meglio!

“Oh, continua amore, amore mio, toccami, toccami!” anelava il suo contatto; con lei ogni volta era più bello della precedente. “Vuoi vedere che è lei che sta insegnando a far l’amore a me? Lei! A me! Anche a letto sta ribaltando le mie certezze… Mi piace, mi piace! Tu ti offri, bellezza? Io prendo! Tutto. E ti darò tutto, tutto quanto…” le aveva stretto le braccia intorno ai fianchi, l’aveva sollevata, lentamente l’aveva fatta scendere su di sé, penetrandola, in ginocchio.  

Ondeggiarono un poco, per cercare il baricentro. Carol non resistette: gli gettò le braccia al collo e gli diede il bacio più indecente di cui fu capace. Adam, per non perdere l’equilibrio, le afferrò la nuca con una mano e una natica con l’altra, iniziando a muoverla contro di sé.

Un bacio così profondo, il contatto della loro pelle e il turbinio di quell’arnese tra le gambe segnarono la sconfitta di Carolyn, che singhiozzò un gemito, aggrappata alle spalle del marito.

«Sì, sì, così amore, così, ancora un attimo… oh, sì…» gemette lui e la spinse via da sé, facendola rimbalzare sul materasso. Carol si ritrovò, tremante, sdraiata tra i cuscini, mentre una pioggia di goccioline calde le ricadeva sul ventre e sul seno.

 

Carolyn stava esaminando tra i polpastrelli una goccia di quel liquido lattiginoso e viscoso. «Cos’è?» domandò, mentre Adam con il lenzuolo le puliva la pancia; poteva sentire l’odore intenso di quella sostanza sconosciuta che si spargeva sulla sua pelle.

«Il mio seme» rispose lui in un soffio: la visione di lei che sdraiata tra i cuscini riceveva la scarica del suo piacere sul corpo nudo, ancora tutta tremante per l’orgasmo, poteva eccitarlo per il resto della vita, pensò.

«Ma… perché?»

«Perché, che cosa?»

«Perché l’hai fatto? Anche ieri notte… credo… mi sembra…»

«Ti disturba?»

«No. No, solo… non capisco.»

«Dobbiamo partire, Carol. Non so quanto staremo via. Non so quando mi daranno il congedo e poi ho pensato che potremmo andare in Italia, se la situazione sarà abbastanza tranquilla. So che ti piacerebbe visitare Roma, Firenze e il Granducato. Me lo dicesti proprio tu, se non ricordo male.»

«Mi piacerebbe tanto, ma continuo a non capire.»

«Carolyn, è un lungo viaggio: non penserai che trascinerei mia moglie incinta in giro per l’Europa, vero?»

«Ah…» mormorò, sorpresa. «Ma…» balbettò ancora, «…in questo modo i bambini non nascono?»

«È meno probabile.» Adam rise.

«Si può fare?»

«L’ho appena fatto.»

«Ma è lecito?»

«In che senso, scusa?»

«Dio, nella Bibbia, condanna un uomo per aver fatto una cosa simile, se non sbaglio.»

«Stai parlando di Onan. È vero, “spargeva il seme a terra” per non dare un figlio alla vedova di suo fratello. Per la legge, quel figlio non sarebbe stato suo. Scusa sai, ma credo proprio che Dio l’abbia punito perché continuava a godersi la bella cognata, disobbedendo alla sua volontà, non certo perché voleva aspettare qualche tempo per non mettere la moglie in pericolo.»

«Ah…» ripeté. «Però…» le venne in mente un pensiero, ma pensò bene di tacere.

«Quando rientreremo in Inghilterra» Adam sbadigliò e appoggiò il capo sul petto di Carol, finalmente rilassato, «ce ne torniamo a Westbury ad allevare cani, cavalli e bambini. E non in quest’ordine» mormorò abbracciandola, mentre lei gli carezzava le lunghe basette con l’indice.

«E se non potessi avere figli?»

«Ci accontenteremo dei cavalli» chiuse il discorso e gli sfuggì un altro sbadiglio. «Ora dormi, ma belle.»

VeloNero - Raffaella V. Poggi © 2014 

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Commenti: 5
  • #1

    Carmen (lunedì, 17 marzo 2014 12:03)

    Questa volta lascio un commento: comincia a farsi hot, davvero HOTTTT!!!!

  • #2

    Vittoria (lunedì, 24 marzo 2014 17:40)

    Sì, davvero hot!!!!

  • #3

    4 (sabato, 20 dicembre 2014 19:00)

    Libro

  • #4

    Annabella (sabato, 16 aprile 2016 07:29)

    Passione e ricerca di comprensione... Fantastico!!!

  • #5

    Luisa (mercoledì, 29 agosto 2018 14:58)

    Mi sono trascritta le parole esatte, per me poesia, brava... brava... brava. Io ti adoro, davvero.
    Carol non resistette: gli gettò le braccia al collo e gli diede il bacio più indecente di cui fu capace. Adam, per non perdere l’equilibrio, le afferrò la nuca con una mano e una natica con l’altra, iniziando a muoverla contro di sé.
    Un bacio così profondo, il contatto della loro pelle e il turbinio di quell’arnese tra le gambe segnarono la sconfitta di Carolyn, che singhiozzò un gemito, aggrappata alle spalle del marito.
    <<Sì, sì, così amore, così, ancora un attimo… oh, sì…>> gemette lui e la spinse via da sé, facendola rimbalzare sul materasso. Carol si ritrovò, tremante, sdraiata tra i cuscini, mentre una pioggia di goccioline calde le ricadeva sul ventre e sul seno.
    Capitolo esplosivo.