Ritorno a Westbury 1.

 

 

 

Capitolo I.  Ad un ballo.

 

  

 

Londra, gennaio 1812.

 

  La sala da ballo era illuminata da maestosi lampadari che ne rischiaravano ogni angolo. Adam, appoggiato ad una colonna, si godeva lo spettacolo dell’alta società che dava sfoggio di sé da Almack’s.

 

  Distolse lo sguardo dalle coppie che intrecciavano una giga nella sala principale e si soffermò su una scena che per qualche strano motivo gli apparve singolare: una giovane, forse una debuttante, invece di ballare se ne stava a conversare amabilmente con Lord e Lady Hamilton, probabilmente le persone più anziane presenti nell'intero edificio, con l’ammiraglio Davenport e altre due signore non certo giovanissime.   C’era qualcosa di strano anche nell’aspetto della ragazza, qualcosa d’insolito: per prima cosa il suo abito, che lasciava solo intravvedere un fisico che avrebbe definito atletico, era fuori moda anche per lui, che aveva passato gli ultimi due anni di stanza in India, in mezzo ai suoi soldati. Il viso, dall’ovale perfetto, incorniciava un volto molto particolare con due grandi occhi a mandorla color ambra e una bocca decisamente generosa. Neppure la pettinatura, eccessivamente austera, le giovava.

 

  Pensò che non fosse proprio il suo tipo, ma nell’istante in cui stava per distogliere lo sguardo, lei sorrise ai suoi anziani interlocutori: quello che gli era sembrato un volto poco attraente, s’illuminò per incanto. Così era straordinariamente bella, senza fronzoli e artifizi propri delle sue coetanee in cerca di marito e quel sorriso dava un senso a lineamenti tanto particolari. Rimase a lungo ad osservare lei e lo strano gruppetto. Con molta probabilità era la pupilla degli Hamilton, cui era stato affidato l’ingrato compito d’accasarla. La giovane non appariva a disagio, anzi, pareva fosse lei ad intrattenere la vetusta combriccola.

 

  Intanto la giga era terminata e si era avvicinata al gruppetto un’altra giovane, una morettina elegantissima, con due vivaci occhi celesti.

 

  «Carolyn, non sai che ti perdi a non voler danzare» squittì la nuova arrivata. «Oltre ad essere divertente è anche molto salutare.» Adam stava facendo uno sforzo improbo per riuscire ad ascoltare quella conversazione.

 

  «E’ di gran lunga più piacevole ascoltare tuo zio che racconta delle sue avventure giovanili nelle Indie Occidentali, cara Mary» rispose la ragazza, rivolgendo uno dei suoi fantastici sorrisi a Lord Hamilton che ricambiò gongolando.

 

  – Carolyn, così si chiama – pensò Adam, che assorto non si era accorto dell’arrivo dei suoi amici.

 

  «E’ qui che ti nascondi, vecchio furfante» disse Simon Butley, Visconte di Norwich e futuro duca, che era suo amico dai tempi dell’Accademia e con lui serviva nello stesso reggimento.

 

  «Chi osservi, tutto assorto?» chiese il giovane, che cercava di intercettare lo sguardo dell’amico.

 

  «Credo di aver capito. Vieni, ti presento.» A parlare era stato Harry, fratello di Simon, più giovane di loro di qualche anno. I tre si avvicinarono al bizzarro gruppetto ed Harry cominciò a fare le presentazioni, con scambi d’inchini e riverenze: Lord e Lady Hamilton e l’ammiraglio Davenport già li conosceva, così gli furono presentate le signore più anziane e Miss Mary Hamilton.

 

  Harry, che faceva strani sorrisi prima a lui e poi la Miss Hamilton, non gli aveva presentato l’altra giovane. Era allibito dallo strano atteggiamento dell’amico, quando accadde una cosa ancor più singolare: dalla sala principale si diffusero le note di un valzer, Simon prese la mano di quella che doveva chiamarsi Carolyn e, vincendone la debole resistenza, la condusse nel salone delle danze.

 

  Nessuno dei presenti sembrò far caso alla coppia che si era appena allontanata. Era sbigottito: quanta confidenza ed intimità potevano esserci fra i due al punto da ballare un valzer, quel nuovissimo e licenzioso ballo, senza che nessuno dei presenti alzasse nemmeno un sopracciglio? Simon era fidanzato e non gli aveva detto nulla? Era il suo migliore amico, avevano diviso gioie e paure e ora gli teneva nascosta una cosa tanto importante?

 

  Assorto nei suoi ragionamenti, non aveva capito nulla di tutto il discorso di Harry e così non poté far altro che sorridere e annuire quando Miss Mary Hamilton, con la sua voce acuta e decisamente irritante, gli chiese: «Anche voi, come Simon, siete appena tornato in Inghilterra?»

 

  «Allora avremo il piacere di incontrarvi spesso, per la gioia di queste belle signorine» aggiunse l’ammiraglio.

 

  «Non so, Signore. Il nostro reggimento è stato richiamato per dar manforte a Wellesley in Portogallo» rispose Adam con un mezzo sorriso. «Se fermeremo Napoleone in Spagna, ne limiteremo le velleità.» Poi cambiando discorso che si stava facendo troppo impegnativo, chiese a Miss Hamilton l’onore del ballo successivo. Lei accettò senza esitazione.

 

  – E’ molto carina e se riesce a stare in silenzio, questo ballo potrebbe rivelarsi piacevole – pensò Adam, scortandola nella sala principale, anche se il suo vero intento era di osservare da vicino l’amico e la sua compagna.

 

  La danza iniziò e le due coppie erano vicine. Purtroppo Miss Mary non tacque un solo istante, mentre la dama di Simon era silenziosa e sorridente.  Durante quella contraddanza, le coppie si scambiarono più volte e fu durante uno di tali scambi che Adam le rivolse la parola: «So che non è il momento più opportuno ed è molto disdicevole, ma non siamo stati presentati.» Per continuare ed avere risposta dovette attendere lo scambio successivo.

 

  «Sì, è vero, eppure io so chi siete, Conte» disse lei.

 

  «Davvero? Io invece non ho il piacere.» La sua curiosità dovette attendere ancora qualche evoluzione.

 

  «Non vi avevo mai visto prima e non ci siamo mai incontrati, però i miei fratelli parlano spesso voi» disse la ragazza.

 

  «Carol Butley!» esclamò e il ballo continuò senza che ci fossero altri scambi fra loro.

 

  Che stupido era stato a non capirlo subito! La sorella di Simon ed Harry. Ora era tutto chiaro. Tutti avevano dato per scontato che anche loro due si conoscessero, visto che era nota a tutti la sua amicizia con i fratelli. In effetti era stato un frequentatore assiduo di Norwich Hall: conosceva ed ammirava i genitori di Simon e i fratelli Harry e Tristan. Conosceva anche la piccola Margareth, una bimba adorabile, tuttavia non aveva mai avuto occasione di incontrare Carol, che, di solito, si trovava a Bath in collegio o presso una vecchia zia che risiedeva da quelle parti.

 

  Non era stato particolarmente interessato perché lei era molto giovane. Sarebbe stato avventato avvicinarsi alla sorella di un amico e lui aveva sempre evitato le situazioni compromettenti. Aveva spesso rivolto le proprie attenzioni verso donne più mature, impegnate ed insoddisfatte, che desideravano, proprio come lui, brevi relazioni fugaci.

 

  Ora cercava di far riaffiorare alla memoria tutte quelle informazioni e gli aneddoti, anche singolari, che la riguardavano, tutte le cose che nel corso degli anni i fratelli, molto affezionati, gli avevano raccontato di lei. Sapeva della sua passione per i libri e il teatro, sapeva che amava cavalcare e che passava gran parte delle vacanze con la vecchia prozia che, morta da poco, le aveva lasciato un’ingente fortuna.

 

  La danza era finita e le due coppie tornarono da Harry, rimasto solo ad attenderli.

 

  Adam Blackbourn, settimo Conte di Westbury, non perse tempo e si rivolse a quell’insolita ragazza:   «Lady Butley, non ci siamo incontrati prima, ma lasciate che vi dica che è un vero piacere fare la vostra conoscenza.»

 

  «Vi ringrazio» rispose lei, abbozzando uno dei suoi magnifici sorrisi.

 

  Furono interrotti da un giovane elegantissimo, che nel frattempo si era avvicinato: «Lady Carolyn, avevate comunicato che questa sera non desideravate ballare, poiché non eravate in forma…»

 

  «Sì, ma ora mi sento molto bene» rispose irritata.

 

  «Allora, se avete cambiato idea, potrei avere l’onore del prossimo ballo?»

 

  «No, vi ringrazio.»

 

  «Visto che sicuramente il vostro carnet è vuoto…»

 

  «Lady Butley ha già promesso a me il prossimo giro» s’intromise Adam, prima che lei potesse ribattere. La prese per il braccio e la condusse nel salone, lasciando lo stupito damerino a bocca aperta.

 

  «Molto premuroso, ma so cavarmela da sola» fece Carolyn risentita. Non sapeva se essere più arrabbiata per l’insistenza e la scortesia del giovane corteggiatore o per l’intromissione del Conte.

 

  «Desideravo danzare con voi e volevo solo offrirvi un appiglio.»

 

  «Non amo ballare e non ho bisogno che qualcuno risponda al posto mio.»

 

  «Avete appena rifiutato le attenzioni di uno dei rampolli più in vista dell’alta società, la sua augusta genitrice non la prenderà bene.» Adam era divertito.

 

  «Lady Handerton ci avrà fatto l’abitudine, ho già rifiutato la mano di suo figlio» continuò la ragazza, alzando il sopracciglio.

 

  «Come avete potuto respingere l’erede di uno dei nostri più eminenti membri del Governo?» Si finse scandalizzato.

 

  «Lord Handerton mira soprattutto a controllare l’operato di mio padre al Ministero, che, a differenza sua, è un convinto sostenitore della guerra contro Napoleone, cosa che certamente saprete. Non dovete darvi pena, Edward Handerton tornerà alla carica, come da precise istruzioni dei suoi genitori ma, mi dispiace molto deludervi, non otterrà mai un mio assenso» concluse seraficamente.

 

  «Edward Handerton è un giovane di bell'aspetto e belle speranze, stento a credere che una signorina disdegni la sua proposta.»

 

  «Così, secondo voi, dovrei ringraziare il cielo per la mia buona sorte, poiché un gentiluomo si è degnato di chiedermi in moglie? Una tal fortuna stenterà a ripetersi!» Carolyn era furibonda: come osava quell’individuo rivolgersi a lei con tanta insolenza, maleducazione e con quel fare paternalistico? Solo perché amico di Simon, non doveva permettersi tutta quella confidenza.

 

  Adam scoppiò a ridere: «Non dovete prendervela, stavo solo scherzando. Qualsiasi persona di buon senso eviterebbe una simile parentela,» poi più serio, «ma non dovete sottovalutare Lady Handerton; se non ricordo male, è la più temibile pettegola dell’intero Regno.»

 

  «Vi ringrazio per avermi messo in guardia, Conte, correrò il rischio» rispose più calma proprio mentre compiva l’elaborata evoluzione che il ballo richiedeva.

 

  «Danzate molto bene, è un vero peccato che sia per voi una penitenza.»

 

  «Avete colto nel segno» sbuffò.

 

  «Così vi sto sottoponendo ad una tortura?»

 

  «Lo state dicendo voi…» osservò sarcastica.

 

Adam era interessato a scoprire se l’insofferenza di lei fosse solo una posa o se fosse davvero ribelle ed avversa alle convenzioni, così aveva deciso di continuare a stuzzicarla: «Allora cosa vi piacerebbe fare?» le chiese suadente, in un sussurro.

 

  «Niente, con voi» rispose lei con un sorriso, guardandolo dritto negli occhi. – Come osa questo sfrontato?  pensò Carolyn. – Sta sfoderando il suo fascino con me? Chi pensa che io sia, una sciocca debuttante subito pronta a sciogliersi al minimo incoraggiamento? 

 

  Adam considerò che quella ragazzina fosse un po’ troppo acida per i suoi gusti. Era pur vero che non si era lasciata intimidire dal suo approccio non proprio ortodosso e scoppiò di nuovo a ridere.

 

  «Mi fa piacere che mi troviate divertente» disse ridendo anche lei, questa volta senza ombra di causticità nella voce. – Si sta solo divertendo a prendere in giro la sorella del suo migliore amico, – si disse, – non devo dar troppo peso alle sue parole. –

 

  La musica si era interrotta e il Conte la scortò dai fratelli.

 

  «Carol, Lady Handerton ti sta fulminando con gli occhi e sicuramente sta parlando di te con quell'arpia di Mrs. Cowerton» osservò la sua amica Mary, che stava studiando le due signore nella sala accanto.

 

  «Il Conte mi stava facendo osservare che non è bene inimicarsi Milady. Purtroppo i suoi consigli arrivano troppo tardi. Mamma farà fuoco e fiamme quando saprà che non ho dato la disponibilità del mio carnet.»

 

  «La mamma farà fuoco e fiamme vedendo la tua toilette, mia cara» se ne uscì Simon, divertito.

 

  «E’ stata la lei ad insistere che indossassi uno dei suoi costosissimi abiti da sera e non tutti mi calzano a pennello come questo» spiegò candidamente, fingendosi stupita.

 

  «Sì, ma forse intendeva uno dei suoi modelli più recenti» puntualizzò Harry e tutti scoppiarono in una risata che attirò l’attenzione generale.

 

  «Tua madre è tra le dame più eleganti, Carol» disse Mary, «e non sarà felice che tu la faccia sfigurare, sembra quasi che lo faccia apposta per metterla in imbarazzo» concluse seria.

 

  «Non è così. Tutti danno troppa importanza agli abiti e a ciò che è esteriore: che importa se dicono di me che ho un gusto spaventoso e un carattere orribile? Giacché mia madre mi obbliga a partecipare a queste serate per sistemarmi, cerco almeno di dissuadere quanti più pretendenti possibile dall'avvicinarsi» rispose Carolyn, con la sua solita aria spiritosa.

 

  «Parli come se facessero la fila davanti casa» disse Simon scettico.

 

  «Tu non hai idea di quanti cretini si presentino a papà per avere la mano di tua sorella» fece Harry ridendo. «Specialmente da quando si è diffusa la notizia del lascito di zia Maggy.»

 

  «Non posso crederci!» si stupì il fratello maggiore.

 

  «Molti rinunciano quando capiscono che, per mettere le mani sui suoi soldi, devono aspettare cinque anni» Harry era sempre più divertito. «Non pensano alla dote di papà.»

 

  «La maggior parte di loro non mi ha mai nemmeno visto. Non sanno che entrerò in possesso della rendita - che non è poi così cospicua - solo a ventiquattro anni e, soprattutto, non sanno che il motivo per cui zia Maggy me l’ha destinata è perché sapeva che, proprio come lei, non ho nessuna intenzione di accasarmi. Povera zia, voleva darmi la possibilità di vivere serena, anche senza dover dipendere da un uomo, sia esso un marito o un fratello» spiegò Carolyn, in special modo per rendere edotto Simon. Infatti era certa che la madre avesse chiesto al figlio maggiore di cercare di carpire le intenzioni della sorella e di farla venire a più miti consigli, dal momento che Simon era l’unico che avesse un ascendente su quella figlia ribelle.

 

  «Ho passato indenne la mia stagione da debuttante perché, purtroppo, ho trascorso la maggior parte del tempo accanto alla zia malata. Quest’anno sembra che tutti i cacciatori di dote del Regno si siano messi sulle mie tracce. In più, le madri dei più sciocchi rampolli d’Inghilterra spronano i loro figli a farmi la corte, allettati dall'influenza di papà» continuò sconfortata.

 

  «Non devi lamentarti, almeno hai un’ampia scelta tra cui rifiutare» disse Harry.

 

  «Sembra che per te sia una sciagura avere dei pretendenti» esclamò Mary risentita. «Non è poi una cosa tanto terribile essere corteggiata.»

 

  «No, suppongo di no, ma il panorama è desolante. Tu sei più fortunata di me, per lo meno hai i miei fratelli su cui poter contare» la provocò Carolyn, rivolgendo ai fratelli un bel sorriso.

 

  – Quando ride le si formano due deliziose fossette sulle guance – notò Adam che non aveva smesso un attimo di guardarla. – E’ ancora più carina di quanto mi fosse sembrata in un primo momento, anzi, è bellissima. –  Adam iniziava a comprendere il perché della grande influenza che quella giovane esercitava sui fratelli, più grandi e navigati: era singolarmente piacevole stare in sua compagnia. Aveva fatto buon viso a cattivo gioco quando Harry li aveva quasi obbligati a recarsi da Almack’s, quella sera. Non sopportava l’aria che si respirava in quegli ambienti: chiacchiere vacue di giovani sciocchi ed altezzose signore nelle vesti di paraninfe, tutte occupate a cercar di combinar matrimoni e spettegolar su tutti. Quella sera, però, si stava proprio divertendo ed era a suo agio a conversar di abiti, matrimoni e ed altre facezie. Quella ragazzina cominciava a piacergli sul serio.

 

  «Sei tremenda! Se non fossimo tanto amiche, sarei terribilmente offesa: mettermi così in imbarazzo davanti a tutti» si risentì Mary alla battuta dell’amica e rivolse al Conte uno sguardo malizioso. «Comunque ho lasciato qualche ballo libero sul mio carnet al solo scopo di tenerti compagnia» continuò la giovane «e per il prossimo giro sono impegnata. Il mio cavaliere sta arrivando, vi lascio.»

 

  «Mary sarà sicuramente sposata prima della fine della sua prima stagione, è deliziosa» commentò Harry, non appena la giovane si fu allontanata.   «Potresti sistemarti, Adam, la signorina Hamilton sembra interessata a te ed è una ricca ereditiera, sai?»

 

  «Non ho dubbi che sarebbe una moglie perfetta, ma io non sono fatto per il matrimonio. Comunque, se mai decidessi di sposarmi, la dote non è di certo fra le qualità che dovrebbe avere la mia compagna» precisò.

 

  «Non devi dipendere da nessuno per le tue necessità, tu» fece Harry all’amico. «Ma io capisco molto bene chi cerca l’indipendenza economica…»

 

  «Harry, papà è molto generoso con te: non ti lesina nulla» osservò Simon. «Se ti secca dipendere dal suo assegno, potresti lavorare.»

 

  Harry fulminò il fratello con un’occhiataccia.

 

  «Harold è sensibile all'argomento perché papà lo farà entrare al suo Ministero, il mese prossimo, se non ne eri stato ancora informato» rivelò Carolyn. «Conosci papà, sostiene che ognuno debba fare la propria parte per il nostro Paese. Tu, ed ora anche Tristan, servite nell'esercito, così pure Harry deve contribuire in qualche modo» concluse, rivolgendo uno sguardo di compatimento al fratello.

 

  «Non lo sapevo» ribatté Simon divertito.

 

  «Preferirei sposare qualche vecchia megera o una brufolosa debuttante» rispose Harry, guardando altrove.

 

  «Potresti accasarti tu, con Miss Hamilton» propose Adam.

 

  «Ci sto pensando seriamente, non sono certo da buttar via.» In effetti era proprio un bel giovane, elegante e simpatico, ed avrebbe ereditato, anche lui, una notevole fortuna. «Anzi, sono un partito molto ambito» esclamò pavoneggiandosi.

 

  «Sarei molto contenta se sposassi Mary,» cominciò Carol, «ma non credo a una sola parola di tutto quello che hai appena detto. E’ terribile incatenarsi per la vita a qualcuno che non si conosce, qualunque sia il motivo o la necessità, sia che l’altro sia attraente o orribile, giovane o vecchio, ricco o povero…» Carolyn si era infervorata e gli occhi le brillavano.

 

  Adam era molto attento a ciò che lei diceva. Per qualche strana ragione trovava interessanti tutte le opinioni professate da quella ragazza singolare, opinioni molto diverse da quelle delle sue coetanee.

 

  Anche Simon lasciava parlare la sorella, che, insolitamente loquace, stava palesando le proprie idee.

 

  «Che cosa intendete per “qualcuno che non si conosce”?» chiese Adam. «Volete forse dire che non credete ai colpi di fulmine?»

 

  «Quello che si definisce amore a prima vista altro non è  che un’infatuazione momentanea. Si può correre il rischio di legarsi per sempre a qualcuno con cui non si avrà mai nulla in comune ed essere infelici per il resto della vita.»

 

  «E voi non volete correre rischi» disse con un tono sarcastico che non corrispondeva ai suoi più profondi convincimenti. In realtà, la pensava esattamente come lei, ma mai glielo avrebbe fatto intendere.

 

  «No, non di questo genere» replicò seria. «Ho la fortuna di avere genitori che non m’imporrebbero qualcuno che mi fosse sgradito, però una signorina della buona società deve maritarsi e possibilmente farlo durante la sua prima Stagione, altrimenti significa che è poco apprezzata. Voi sapete bene tutte queste cose, siete un uomo di mondo.» E poi: «Questa sera avete deciso tutti di mettermi alla gogna?» continuò un po’ offesa, perché si era resa conto di essere sotto osservazione. «Ora vado a cercare Edward Handerton e lo costringo ad invitarmi a ballare» celiò.

 

  «Non credo sarà necessario» fece Adam ridendo e, scusandosi con gli amici, la prese per la mano e la condusse nel salone delle danze, proprio mentre l’orchestra attaccava un valzer.

 

  La ragazza, colta alla sprovvista, si lasciò guidare nel salone. Una cosa, di Adam Blackbourn, l’aveva capita: non era facile opporgli resistenza.

 

  – Proprio un valzer doveva capitare – si disse quando si trovò tra le sue braccia. Si sentiva a disagio perché lui era così imponente che per vedere bene di là delle sue spalle doveva sollevarsi in punta di piedi, nonostante fosse abbastanza alta. E poi non era così affascinante come dicevano: aveva il naso un po’ pronunciato, come in seguito a una rottura e una vistosa cicatrice sul labbro superiore. – Ha degli occhi molto belli, blu scuri e penetranti, - pensò, - ma sono ironici ed indagatori.

 

  Non era sicura di trovarlo simpatico come sostenevano i fratelli. Era alquanto diffidente, infatti Harry le aveva parlato di Blackbourn come di un irresistibile conquistatore, narrandole numerosi episodi, che, anche se l’avevano divertita, non le avevano fatto venire voglia di conoscerlo. Anzi, lui incarnava proprio il suo ideale negativo.

 

  «Così non credete nell'amore» osservò il Conte con fare distaccato, anche se era molto interessato ad approfondire l’argomento.

 

  «Non ne so assolutamente nulla, Milord» fece lei angelicamente, cercando di sviare il discorso. Pareva davvero che quella sera si fossero accordati tutti per farle rivelare le cose più intime, poi, però, continuò:   «Non so. Io penso che due persone debbano prima conoscersi, per affrontare una vita insieme. E se per destino e per sorte s’incontrasse la persona giusta dopo un matrimonio affrettato?»

 

  «Sarebbe una sciagura» disse sorridendo. Lui la stava provocando anche se ad ogni affermazione si rendeva conto che la vedevano proprio allo stesso modo.

 

  Carolyn considerò che quell'uomo non le piaceva perché si burlava di lei e delle sue convinzioni, probabilmente al solo scopo di trascorrere una serata piacevole. In fondo lei era la sorellina dei suoi amici. E questo la irritava ancor più visto che percepiva uno strano formicolio alla bocca dello stomaco quando lui le parlava e ora, che sentiva la pressione della sua mano sulla schiena, provava un insolito turbamento.

 

  «Non è stato opportuno danzare con voi una seconda volta» disse la giovane, quando si avvide che le patronesse li stavano osservando e confabulavano.

 

  «Credevo che ve ne infischiaste delle convenzioni.»

 

  «E chi ve l’ha detto?»

 

  «Beh, avete danzato con vostro fratello: non è considerato sconveniente?»

 

  «Il primo ballo era un valzer, Milord, l’ultimissima novità di questa Stagione. E’ molto più sconveniente danzare con voi» cercò di spiegargli.

 

  «Significa che vi sto mettendo a disagio?»

 

  «No, significa che non è passato inosservato che sto ballando un valzer con un estraneo» puntualizzò.

 

  «Non sono un estraneo, frequento da anni la vostra famiglia. Non sarà che pensiate che fra noi possa sbocciare qualcosa?» la punzecchiò.

 

  Carolyn spalancò gli occhi che divennero immensi, rimase a bocca aperta e divenne paonazza per l’imbarazzo. Non riuscì a ribattere e non le accadeva mai. Se fosse stato chiunque altro gli avrebbe risposto per le rime: con lui proprio non ci riuscì.

 

  Fortunatamente il ballo finì… e anche la serata.

 

  – Meno male che fra qualche giorno partiranno e non lo rivedrò più – si disse quella sera, quando fu sola in camera sua. Stranamente la cosa non le faceva tanto piacere.

 


 

 

 

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Commenti: 3 (Discussione conclusa)
  • #1

    Sonia (lunedì, 17 marzo 2014 11:57)

    In che cosa consiste il gift? Mi fai leggere tutto il romanzo? Mi hai incuriosito. Ma lui è grasso?

  • #2

    velonero (lunedì, 24 marzo 2014 17:16)

    Sì Se mandi una mail

  • #3

    Sonia (lunedì, 24 marzo 2014 18:24)

    Fatto, grazie. Scaricato, molto gentile. Poi ti lascio un commento