Ritorno a Westbury 4

 

Capitolo IV.  Fidanzamento forzato.

 

   

  Adam fu costretto ad assentarsi da Londra per alcuni giorni, richiamato da affari urgenti. Al suo rientro in città andò a far visita a Simon, al solo scopo di vedere Carolyn, ma la sorella non era in casa, così uscì in compagnia dell’amico. Non fu un pomeriggio infruttuoso, venne a sapere che, quella stessa sera, lei si sarebbe recata ad un ballo da Almack’s, con i genitori. 

  

  «Vieni anche tu» Adam incoraggiò l’amico.

 

  «Mi dispiace, Adam, ma sono già impegnato con Browning e gli altri. E poi non me la sento proprio di passare un’altra sera in quel posto. Anzi, mi rincresce per Carol, perché mia madre non ha sentito ragioni. Conto su di te per renderle la pillola meno amara, mio caro.»

 

  Così, di buon umore, il Conte di Westbury si recò molto presto al ballo.

 

  Le patronesse, ben felici di vedere un partito così ambito per le loro invitate, non si sognarono di chiedergli la tessera e gli organizzarono parte della serata. Si trovò ad aprire le danze con una debuttante, una certa Miss Hughes, che superava di poco il suo gomito. La fanciulla, non certo favorita da madre natura, non era neppure dotata di spirito e il giovane fu costretto ad intavolare da solo la conversazione, facendo le domande e dandosi le risposte, sperando in qualche monosillabo della compagna, imbarazzata da cotanto cavaliere.

 

  Vagò poi per le varie sale in cerca di qualche conoscente; sembrava che quella sera non ci fosse nessuno con cui scambiare due parole. Gli venne in soccorso l’ammiraglio Davenport, che, in cerca della moglie, peregrinava come lui da una stanza all'altra.  L’ammiraglio si rivelò una gradevole compagnia e, dovette ammetterlo, Carolyn ancora una volta aveva ragione: era più piacevole conversare con l’anziano marinaio che danzare con giovani superficiali.

 

  «Mi scuso, Ammiraglio, ho promesso questo ballo ad una signorina e non vorrei farmi attendere» disse Adam a malincuore.

 

  «Chi è la fortunata, Conte, Lady Carolyn Butley?»

 

  «No, Signore, purtroppo no» rispose Blackbourn, con un sorriso dolente.

 

  «Ragazza notevole» fece l’Ammiraglio.

 

  Adam non ebbe miglior fortuna con la seconda dama: una signorina alta e bionda, dotata di un muso vagamente equino e di una risata cavallina. Di Carol, neanche l’ombra.

 

  Aveva quasi perso le speranze quando udì uno strano brusio e notò che molti si erano voltati ad ammirare qualcosa nella sala accanto. Non aveva sentito annunciare il suo nome per cui rimase sorpreso quando la vide nel salone. Era straordinaria.   Quei suoi capelli, che gli piacevano tanto, erano acconciati molto alti e ricadevano in lucenti boccoli castani, biondi e ramati. Indossava un elegantissimo abito impero a manica corta, di velluto rosso che le fasciava la figura e lunghi guanti bianchi. Un’ampia scollatura lasciava intravvedere la curva morbida del seno. Al collo portava un semplice filo di perle che faceva pendant con orecchini di perle e diamanti. Era un vero splendore ed era l’oggetto dell’ammirazione generale. Adam era senza fiato, non riusciva a staccarle gli occhi di dosso – Non è possibile essere più belle di così. E’ valsa la pena aspettare – si disse e notò con disappunto che molti bellimbusti si accalcavano per scrivere il loro nome sul suo carnet. – Io sono bloccato qui, – pensò, era sulle spine, – e non dà segno d’avermi visto. –

 

  Quei giorni di lontananza avevano acuito il suo desiderio: sapeva che era un azzardo, nonostante ciò aveva deciso di rivelarle i suoi sentimenti. Mai, in vita sua, era stato così deciso. Mai aveva desiderato così ardentemente qualcosa.

 

  Mi ha visto! – Carol lo aveva scorto fra le coppie che danzavano e, intercettato il suo sguardo, gli aveva accennato un sorriso. Adam non vedeva l’ora che la musica finisse per arrivare da lei ed apporre anche il suo nome su quel libretto, per conquistare qualche momento d’intimità.

 

  – Sono impazzito! Come un ragazzino al suo primo batticuore. Adam, sveglia! E’ solo una bimbetta bizzosa, che ti farà fare la figura dell’idiotaTi sono sempre piaciute donne più mature... soprattutto ben disposte… è la passione che ti piace in una donna! – No, ormai era convinto. – E’ lei la mia compagna, la mia Contessa! -

 

  Non fu facile avvicinarla. Adam Blackbourn, settimo Conte di Westbury, capitano dell’esercito di Sua Maestà, impiegò una buona mezzora ad appressarsi all'oggetto dei suoi desideri.

 

  Come avrebbe voluto che, anche quella sera, Carolyn avesse trovato qualche banale scusa per non danzare e poter così godere della sua compagnia e dei suoi discorsi bizzarri.

 

  Invece, l’unico modo che trovò, per starle vicino, fu posizionarsi a fianco durante le danze, con la sua dama di turno, e sperare negli spostamenti che il ballo prevedeva.

 

  «Ancora voi, Conte. Mi sembra di aver ballato insieme tutta la sera» gli disse durante uno dei vari scambi di coppie.

 

  «Ho promesso a Simon di farvi compagnia.»

 

  «Avete trovato un modo davvero singolare» osservò, regalandogli uno dei suoi sorrisi.

 

  «Sono pieno di risorse.»

 

  «Se proprio lo volete, ho ancora qualche spazio libero, Milord, fra una danza o due» gli propose durante lo scambio successivo. «Come avrete capito, mia madre mi ha obbligato a riempire il carnet, non ho scampo» disse ridendo.

 

  «Non vedo l’ora.»

 

  Finalmente venne anche il suo turno e il rinfresco, durante l’intervallo, permise ai due giovani di passare qualche momento insieme.

 

  «Venite, andiamo di là. C’è un salottino lontano da queste famigerate piste da ballo.» Adam cercava un luogo intimo per poterle parlare.

 

  «Questa sera avevo perso le speranze. Come mai vi siete attardata? Non impiegate certo molto per farvi bella» disse galantemente.

 

  «Mia madre ha personalmente supervisionato la mia “vestizione” per accertarsi che non indossassi qualcosa d’inappropriato» scherzò la giovane.

 

  «Carol, voi professate la vostra avversione per abiti e toilette, però lasciate che vi dica che, in vita mia, non ho mai incontrato qualcuno che ne faccia un uso più sapiente.»

 

  «Che cosa intendete dire?»

 

  «Siete dimessa e demodé per scoraggiare pretendenti indesiderati, indossate abiti maschili per tenere in scacco i vostri fratelli e ora questo…» La guardò eloquentemente da capo a piedi. «Chi volete conquistare, mia bellissima Viola? Un conte, forse?» sorrise Adam allusivo.

 

  Carol strinse gli occhi.  – Ecco, ci risiamo! Come osa costui? Credevo che questa sera non sarei stata oggetto del suo scherno – e disse, con sguardo di sfida: «No, quando faccio qualcosa, lo faccio bene. Non m’impegnerei mai per meno di un duca, visto che il nostro Reggente è coinvolto in una nuova liaison» disse tagliente.

 

  – Furba, la ragazzina, è uscita sapientemente d’impaccio – si disse Adam, e continuò a metterla alle corde: «E pensare che credevo di essere l’oggetto di tanto sfoggio.» Provocarla era un gioco talmente piacevole… no, non voleva rinunziarvi.

 

  «Se mi sono attardata è perché ho ricevuto la visita di una cara amica di mia zia Margareth, che non vedevo dai tempi di Bath.» Non gli doveva certo una spiegazione, desiderava però sviare il discorso: «Miss Felicia Fitzpatrick è venuta a porgermi i suoi saluti.»

 

  «Miss Fitzpatrick è stata ammessa a casa vostra?» chiese Blackbourn serio, aveva improvvisamente cambiato tono e umore.

 

  «Sì, si è fermata qualche istante per un saluto, perché? La conoscete?»

 

  «Non è fra le mie frequentazioni. Vostra madre ne è stata informata?» chiese accigliato.

 

  «Non so, si stava preparando. Perché me lo domandate? Non devo riferire a voi delle mie conoscenze.»

 

  «E’ una vostra amica?» le domandò nuovamente, contrariato.

 

«Era un’amica di mia zia a Bath. Zia Maggy è stata una delle poche persone a non voltarle le spalle dopo l’ostracismo di questa stupida società.»

 

  «E voi siete al corrente del motivo per cui le siano state chiuse le porte dei vari salotti?» continuò severo.

 

  «No e non m’interessa. Non credevo foste il tipo di persona che dà peso alle dicerie.»

 

  «No, infatti. Ma voi dovreste.»

 

  «Io?» domandò sbigottita. «E perché, di grazia?»

 

  «Se non lo sapete, è meglio non approfondire, ma non è opportuno che voi la frequentiate» disse perentorio.

 

  «Non siete sicuramente nella posizione di dirmi ciò che devo o non devo fare» rispose Carolyn alterata.

 

  «Non ancora…» bofonchiò lui tra i denti. E poi:   «Quella donna non è un buon esempio per nessuna giovane.»

 

  «Ah, lo so perché non la tollerate: perché è nubile, indipendente e libera da ogni vincolo con il genere maschile.»

 

  «No, perché la vostra amica ha una predilezione per le giovinette a cui insegna qualcosa di ben diverso dall'indipendenza verso l’altro sesso. Siete interessata a conoscere le sue idee sull’amore?» disse apparentemente calmo, in realtà era furioso.

 

  «Che cosa volete dire?» esclamò la giovane che non aveva ancora capito.

 

  «Nulla, fate finta che non abbia detto niente» disse guardandola negli occhi, a braccia conserte, però era sollevato della reazione sbigottita di lei. In realtà, le voci che erano circolate a proposito di quella signora lo avevano lasciato completamente indifferente. Per lui, tutti erano liberi di fare le proprie scelte e vivere la propria vita come meglio desideravano: tutti, proprio tutti… tranne Carol!

 

  Poi Carolyn realizzò, spalancò la bocca e sgranò gli occhi, come ogni volta che era arrabbiata o imbarazzata, notò Adam, che aveva imparato a conoscere le sue reazioni: «Come osate!» urlò. «State forse insinuando che io… Pensate che io… Ah, ora capisco! La vostra mente brillante è giunta all’ovvia conclusione che, siccome Carolyn Butley indossa abiti maschili allor…»

 

  «Parlate piano!» la interruppe bruscamente Adam, che aveva udito un sopraggiungere di passi.

 

«Siccome Lady Butley indossa abiti maschili» riprese lei con la voce più bassa che la rabbia le concesse, «e professa il proprio desiderio di libertà, allora deve per forza essere interessata a… a…» cercava le parole, «…ad amori muliebri: è questa la deduzione a cui siete giunto?» 

 

  Adam non la stava guardando. Stava osservando un punto oltre le sue spalle: si era accorto che le persone che stavano sopraggiungendo si erano zittite e non riusciva a vederle perché erano nascoste da un pesante tendone. Carol non fece in tempo a riprendere la sua filippica che Adam l’aveva presa per le spalle, l’aveva attirata a sé e le aveva chiuso la bocca con un bacio. Lei cercò di spingerlo via appoggiando le mani al suo petto, però la stretta era troppo forte.

 

  Poi con un braccio, lui le cinse la vita si staccò un attimo da lei per sussurrarle: «Zitta, ora non fiatate!»  Le prese il viso tra le mani e riprese a baciarla delicatamente.

 

   Carolyn non sapeva che fare: era come una bambola di pezza fra le sue mani, la rabbia era stata soppiantata dallo stupore. Dopo qualche istante che le parve infinito, fu libera e lo sentì dire: «Scusate signore, perdonate il mio ardore; Lady Sefton, Lady Handerton mi scuso di nuovo. Lady Carolyn ha appena acconsentito a diventare mia moglie.» Adam si era rivolto deferentemente alle due dame, che li avevano appena sorpresi.

 

  «Conte, vi sembra il modo!» lo rimproverò Lady Handerton, astiosa.

 

  «Mia cara Laura,» disse bonaria Lady Sefton, «sarai stata giovane ed innamorata anche tu.»

 

  «Lady Carolyn, i vostri genitori stanno giocando a carte di sotto: desidereranno essere messi al corrente immediatamente» li apostrofò Lady Handerton, maligna.

 

  «Non dovete preoccuparvi, Milady, il Duca di Norwich è stato informato preventivamente» rispose seccato Adam.

 

  Le due signore si allontanarono e Carolyn si lasciò cadere su una seggiola, con le mani in grembo e lo sguardo fisso. Adam era in piedi accanto a lei.

 

  Dopo qualche attimo si riprese: «Siete impazzito? Vi siete reso conto di ciò che avete appena fatto? Qual è il vostro scopo? Chi vi ha autorizzato a dire una cosa del genere? Avete mentito anche su mio padre!»

 

  «Vi avevo avvisato di parlare piano. Ho solo cercato di porre rimedio al danno che stavate per fare: così penseranno ad un battibecco fra innamorati.»

 

  «Il danno che io stavo per fare? L’avete fatto voi, il danno! Ora tutta la sala ne sarà già al corrente» esclamò stralunata. «Mi avete baciato in pubblico. Mio Dio, devo avvertire i miei genitori di non credere ad una sola parola» disse più che altro a se stessa.

 

  Adam l’aveva afferrata per un braccio e l’aveva fatta alzare. «Lady Handerton non vi ha tolto gli occhi di dosso da quando siete arrivata. Deve averci seguito.   Non avete capito che quella donna ve l’ha giurata, per via del figlio?» cercò di spigarle Adam. «Non so davvero che cosa abbia sentito. Credetemi se vi dico che è stato il male minore. Dovremo dire tutto a vostro padre. E quando dico tutto, intendo ogni singola parola o fatto: sono stato chiaro?» Adam non stava scherzando, era serio e metteva quasi paura.

 

 Carol non poté far altro che annuire. Doveva essere un ottimo ufficiale, pensò la giovane. E chi mai avrebbe osato disobbedirgli?

 

  «Ora torniamo di là. Dovete darvi un contegno, anzi, sorridete.» Le offrì il braccio.

 

  «Ho promesso il prossimo ballo a Mr. Edwards» balbettò lei.

 

  «Viste le circostanze, se ne farà una ragione.»

 

Nel salone principale si stavano diffondendo le note di un valzer. Adam la scortò al centro della pista.

 

  «Ci stanno guardando tutti» constatò lei mesta. «Si sarà già diffusa la notizia.»

 

  «Bene, così non dovrete dare spiegazioni a Mr. Edwards» fece Adam secco.

 

  In effetti la novità stava passando di bocca in bocca; molti plaudivano la splendida coppia, altri, colti da invidia, facevano commenti più pepati.

 

  Il tempo di un valzer e raggiunsero i suoi genitori, che erano già stati informati e si stavano congratulando.

 

  «Sarebbe meglio tornare a casa, Vostra Grazia» disse Adam guardando serio il Duca, che comprese al volo. «Riaccompagnerò io vostra figlia.»

 

 

 

  «Che cosa faremo ora?» chiese Carolyn, quando furono soli in carrozza. Le sembrava di vivere in un sogno, o forse era un incubo?

 

  «Mi sembra ovvio» disse lui gelido, alzando un sopracciglio.

 

  «Vi ringrazio molto per avermi protetto.» La ragazza stava riacquistando un po’ di lucidità. «Credo che la cosa più saggia sia di aspettare qualche tempo e poi rompere questa specie di fidanzamento. Non vedo la necessità di dire tutto ai miei.»

 

  «La cosa più saggia la deciderò io con vostro padre» troncò il discorso, così rimasero senza parlare fino a casa di Carolyn.

 

  Entrati, si accomodarono in salotto e restarono ad attendere l’arrivo del Duca e della Duchessa in silenzio, nonostante i ripetuti tentativi di Carolyn di fare conversazione per capire che cosa avesse in mente.

 

  Non dovette attendere molto: Adam espose tutto al Duca, non omettendo una sola parola. Riferì per filo e per segno anche della serata in cui avevano assistito all'incontro di pugilato.

 

  Caspita che memoria! Non ha dimenticato proprio nulla – pensò la ragazza accigliata, sotto lo sguardo furioso del padre e quello preoccupato della madre.

 

  Adam aveva appena finito il suo racconto quando entrarono nel salone Harry, Tristan e Simon sorridenti.

 

  «Le buone notizie corrono veloci» disse Harry sulla porta. «Lord Abercrombie è venuto da White’s a reclamare le trenta sterline che ha vinto a Browning, scommettendo su voi due, così l’abbiamo saputo subito.»

 

  «E’ meglio che tu taccia» gli si rivolse seccato il padre. «Entrate e sedetevi!» intimò ai tre figli maschi.

 

  «…così credo sia opportuno che ci sposiamo subito, senza attendere il mio ritorno, in questo modo si preverrebbe ogni possibile maldicenza» propose il Conte di Westbury, concludendo il proprio discorso.

 

  «Eh no!» strillò la ragazza.

 

  «No?» ripeté il padre furioso, a voce alta. «Invece sì! Questa volta hai passato il segno. Devi capire che non è solo la tua reputazione in gioco! C’è molto, molto di più. Sto combattendo da anni per sostenere la campagna contro Napoleone. Come ministro, ho speso tutta la mia influenza e tutta la mia credibilità in quest’operazione. Il mio sostegno a Wellington non si limita a questo: due dei miei figli varcheranno la Manica per combattere e tenere i francesi lontano dalle nostre terre e dalle nostre vite, dalla tua vita,» precisò, «quindi, vedi bene che non si tratta solo di te. Non lascerò che la tua scelleratezza comprometta l’onore di una famiglia e il lavoro di tutta un’esistenza. Uno scandalo ora si rifletterebbe su tutto ciò per cui sto lottando e c’è chi non aspetta altro!» Il padre era furioso, mai si era arrabbiato con lei prima di allora. «Adam, faremo come dite. Vi sposerete al più presto: apparirà più che naturale che desideriate formalizzare la vostra unione prima della partenza. Nessuno lo troverà sconveniente. Credo che quattro o cinque giorni saranno sufficienti ad organizzare tutto» disse guardando la moglie, che annui gravemente. Poi rivolto al figlio: «Con te, Harold, sistemerò la faccenda in un secondo momento.»

 

  «Non dovete prendervela con Harry, padre, per favore» intervenne la sorella. «Ha cercato in ogni modo di dissuadermi. Non ci è riuscito… sapete che non è facile…» ammise. «Solo allora ha deciso di accompagnarmi. Non è stata in alcun modo colpa dei miei fratelli» terminò Carolyn, a capo chino.

 

  «E sia» disse il Duca lapidario, prima di uscire seguito dalla moglie. «E ringrazia il Conte!»

 

  Carolyn strinse i denti, ma non riuscì a trattenere le lacrime di rabbia che cominciarono a rigarle il volto.

 

«Io vi odio, Conte» disse, ad un certo punto, la giovane con astio. «Mi avete privato di ciò che per me era più importante.»

 

  «Me ne rendo conto» fece laconico.

 

  Restarono tutti e cinque in silenzio per un po’, poi   Adam si avvicinò e le s’inginocchiò dinnanzi. «Ascoltate, vi prometto sul mio onore che, se mai tornerò, porremo fino a quest’unione, se vi sarà ancora tanto sgradita,» e continuò, «ma non disperate, ci sono buone probabilità che rimaniate vedova piuttosto presto» disse, con un mesto sorriso.

 

  «Non dite sciocchezze!» replicò inviperita. «Che cosa credete, che desideri la vostra morte? Chi pensate che io sia?» Carol era sempre più infuriata.

 

  «Bene, è già qualcosa» concluse il giovane.

 

  «Detto fra noi, Conte, è tutta colpa vostra. Voi sapete di avermi provocato. Non so quale sia il vostro gioco, però vi è sfuggito di mano. Per parte mia, ho solo una richiesta da farvi» disse lei, asciutta.

 

  «Non avete che da chiedere.»

 

  «Vorrei risiedere nella vostra tenuta, non desidero restare qui un attimo più del necessario. E non dovrete preoccuparvi per le mie frequentazioni, nessuno varcherà la soglia della vostra casa.»

 

  «Non ho il minimo timore, potrete invitare chi vorrete, i vostri amici saranno sempre ben accetti a Westbury o qui a Londra, se decideste altrimenti. La mia casa è casa vostra: darò disposizioni in merito» rispose galantemente.

 

  «Non sembravate dello stesso avviso, questa sera» continuò tagliente. «Comunque, vi farà piacere sapere che quella signora, domattina, partirà per Boston. E’ venuta qui per ricordare con me una vecchia amica. Avete visto il male dove male non c’era.» Aveva un nodo alla gola. Si alzò ed augurò a tutti la buona notte.

 

  «Buonanotte a voi, mia cara.» Le prese la mano e le sfiorò le dita ancora inguantate con un bacio.

 

  Carol uscì da quella stanza sbattendo la porta.

 

  Dalla finestra della sua camera lo vide uscire seguito da Simon: i due giovani stavano discutendo e non faticò ad indovinare di cosa stessero parlando.

 

  Anche quella notte, Adam rincasò tardissimo: aveva di nuovo bevuto molto e aveva discusso a lungo con Simon, alla fine si erano chiariti. Quando entrò nel suo studio era ancora furioso con se stesso; preso da un impeto di rabbia, sollevò un pesante tavolo e lo rovesciò, facendolo cadere a terra e rompendo un prezioso vaso. Norris entrò poco dopo.

 

  «Signore, va tutto bene?» domandò il maggiordomo preoccupato.

 

  «Sì, Norris, tutto procede esattamente come avevo progettato.» Sospirò. «Peccato che nulla sia andato nel modo in cui avrei desiderato.»

 

 

 

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Commenti: 1 (Discussione conclusa)
  • #1

    giulia (sabato, 29 marzo 2014 11:54)

    Adam è il mio uomo ideale! La sua frase:" zitta, ora non fiatate !" è decisamente eccitante, il suo modo intraprendente ma allo stesso tempo delicato farebbe capitolare qualsiasi donna!