VII. Antiche amicizie

 

Lontano

 

da Westbury

 

 

 

7. Antiche amicizie.

 

 

 

  Anne si offrì di aiutare Carol anche nei preparativi per la partenza, così le due nuove amiche passarono i giorni successivi in giro per la città a far acquisti, spesso insieme alla Duchessa di Norwich.

 

  Proprio come Adam aveva sperato, le due donne trovarono un’immediata sintonia.

 

  La grande dote di Carol era, da sempre, la capacità di entrare in contatto con tutti i tipi di persone, di età differente e delle più diverse estrazioni, e con ciascuno stabiliva un particolare legame, perché le piaceva la gente, anche i loro difetti, e in tutti riusciva a trovare qualcosa di buono. O meglio, quasi in tutti…

 

  Adam aveva accettato l’incarico di scortare in Francia Sua Grazia la Duchessa di Wellington e le altre mogli degli ufficiali dello Stato Maggiore. Carol lo avrebbe accompagnato e avrebbe dovuto fare da dama di compagnia alle signore. La Duchessa di Norwich aveva così deciso di presentare la figlia alle consorti degli alti ufficiali organizzando una cena.

 

  La ragazza mise a frutto gli insegnamenti materni che aveva sempre accolto con una buona dose di sufficienza e la sua naturale predisposizione alla conversazione fece il resto: il suo successo fu immediato. 

 

  Anche la Duchessa di Wellington, ospite d’onore dell’elegante soirée, rimase subito colpita dalla giovane accompagnatrice. A Carolyn piacque molto la nobildonna, che possedeva quelle qualità, intelligenza e dolcezza, che lei ammirava più di ogni altra e che emergevano nonostante la deturpante malattia ne avesse prematuramente oscurato la bellezza. Avevano tutti compreso al volo che quel viaggio si sarebbe rivelato molto piacevole.

 

  

 

  Carolyn non se ne rendeva conto, ma era lei il diamante della stagione mondana londinese, che ormai volgeva al termine. Era lei che tutti avrebbero voluto a cene, balli e ricevimenti. Era lei che aveva oscurato, in un attimo, le varie debuttanti e tutti, ma proprio tutti, erano pronti a giurare che l’avevano sempre ammirata.

 

 

 

  «Ho accettato, per questa sera, l’invito di Lady Huntington» la informò Adam, una mattina che erano stranamente seduti a tavola insieme, per la colazione.

 

  «Ti ringrazio per avermi messo al corrente in maniera così tempestiva» disse la ragazza, che stava spalmando una buona dose di marmellata di fragole su una fetta di pane imburrato. «Se avessi preso altri impegni?»

 

  «Saresti costretta a disdire.» Le elargì un veloce sorriso.

 

  «Non preoccuparti, sono a tua completa disposizione. Però mi piacerebbe molto che non mi trattassi come uno dei tuo sottoposti. Non faccio parte della tua brigata, io» rispose piccata.

 

  «Chi te l’ha detto?»

 

  «Cosa? Ti riferisci al nuovo incarico?» Fece finta di cadere dalle nuvole, ma poi continuò sfuggente: «Ho le mie fonti.»

 

  «Non te l’ho detto perché non volevo che ti preoccupassi. Non è un vero e proprio incarico: devo solo condurre le reclute in Francia, poi, ottenuto il congedo, passerò il comando ad altri.»

 

  «Lo vuoi davvero?»

 

  «Il congedo, intendi?»

 

  Carol annuì.

 

  «Io voglio solo stare con te. Non m’interessa altro.»

 

  Carolyn non aveva alzato il viso dal piatto. In effetti aveva molto appetito, forse perché i preparativi per il viaggio erano frenetici, uscivano praticamente tutte le sere, non aveva un solo minuto per riposare e recuperava le energie mangiando.

 

 Quello di Lady Huntington sarebbe stato un grande evento molto esclusivo per cui molti avrebbero fatto carte false per partecipare. Si trattava di una cena seguita da un ballo.

 

  Carolyn si era preparata per la serata, poiché già da qualche giorno aveva saputo da Anne di essere inclusa nella lista degli invitati, dal momento che Adam aveva dato conferma.

 

  Indossò il suo ultimo acquisto, un abito di raso in seta grigio perla rivestito di prezioso voile argentato, molto aderente e scollato, a manica corta e lunghi guanti della stessa seta a fasciarle le braccia sottili.

 

  Quando entrò nel salone, al braccio del marito, tutti si fermarono a guardarli. Erano davvero una splendida coppia. Presto furono divisi. Un gruppo di ufficiali aveva catturato Adam, mentre Carol fu raggiunta dagli Emery-Boyd e dalla sua famiglia al gran completo. Neanche durante la cena furono vicini. La ragazza era seduta tra il padre ed un suo vecchio amico e spesso doveva spostarsi un po’ indietro contro lo schienale per permettere ai due uomini di chiacchierare. Adam, dall’altra parte del tavolo le sorrideva quando incrociava il suo sguardo; era stato fatto accomodare fra due signorine che non avevano smesso un attimo di fargli gli occhi dolci.

 

  Carolyn era indispettita, perché era evidente che Adam fosse l’uomo più attraente e corteggiato, in qualsiasi posto andassero. Era così alto e virile e i suoi lineamenti non perfetti gli conferivano ancor più fascino. I capelli gli stavano ricrescendo castani ed ondulati e quel suo mezzo sorriso era seducente ed irresistibile, pensò Carolyn gelosa. Sì, era sempre stata attratta da lui, doveva ammetterlo, fin dalla prima volta che lo vide. – In uniforme, con tutte quelle medaglie, è ancora più bello – si disse con disappunto, mentre lo osservava ballare in coppia con una giovane molto carina. – Ma non lo sanno che è sposato?   

 

  Anche la giovane contessa, per riguardo verso i padroni di casa, aveva accettato di ballare con i molti signori che si erano fatti avanti. Adam non aveva perso di vista la moglie per un solo istante e ora la stava osservando, con un certo disappunto,  mentre  ballava un valzer con Edward Handerton.

 

  «Mi dovevate un ballo, Carolyn» le ricordò il giovanotto, mente volteggiavano per la sala.

 

  «Non vi devo nulla, signore» fece la giovane, con un sorriso.

 

  «Avete rifiutato la mia proposta con tal sdegno, come se fossi stato l’ultimo dei reietti» rievocò spiacevoli ricordi.

 

  «La vostra proposta?» lo scrutò Carolyn. «La proposta dei vostri genitori, vorrete dire!»

 

  «Mia madre non vi ha mai stimato granché, non vi ammirava e non capiva che ci trovassi in voi. No, Milady, la mia proposta!» esclamò irritato. «Il vostro contegno nei miei confronti è sempre stato tale, che meritereste una bella lezione.»

 

  «E che cosa vorreste fare?» chiese con tono di sfida.

 

  «Sarebbe così facile rovinare la vostra reputazione: Londra è ben disposta a credere ad ogni pettegolezzo. Chissà come la prenderebbe il vostro eroico marito se si dicesse in giro che avete un amante? O il vostro augusto padre, se si sapesse che avete una tresca con qualche giovane scapolo… con me, per esempio?» disse stringendo gli occhi. «Sarebbe divertente vedere una così bella coppia alle prese con un tale scandalo.»

 

  «Avete veramente pochi svaghi, signore, se dovete ricorre a questi disonorevoli raggiri per movimentare le vostre serate» rispose Carol calma, cercando di sorridere, mentre le gambe le tremavano per la paura che il proprio compagno mettesse in atto tali minacce.

 

  «Sempre battagliera, non vi piegate mai.» Edward Handerton la teneva stretta a sé, la guardava con una strana espressione e poi parlò: «Davvero mi credete capace di tanto?» disse scrollando il capo. «Pensate davvero che potrei farvi del male? Ci conosciamo da troppo tempo… Non avevate capito che ero innamorato di voi? Che vi adoro e non ci sarà mai, per me, una creatura che possa reggere il vostro confronto per bellezza, spirito, intelligenza? Non so che darei perché mi guardaste come guardate lui, anche una volta sola. Però non posso tollerare che abbiate una così bassa opinione di me.»

 

  «Non ho mai inteso farvi soffrire. Ero convinta che agiste esclusivamente su esortazione dei vostri genitori e non ve ne importasse nulla.»

 

  «Oggi tutta Londra vi vede come io vi ho sempre visto e mi dà ragione: per me è una grande soddisfazione, sapete?» Il valzer era finito e ora le sorrideva. «Vi scorto da vostro marito, prima che mi sfidi a duello. Ma non mi rassegno! Mia madre, inorridita, mi ha riferito che vostra sorella è tale e quale a voi. Magari, con lei, avrò miglior fortuna» le disse facendo una buffa espressione e scoppiarono a ridere. 

 

  «Dovrete attendere tre o quattro anni, ma ne varrà la pena, Edward.» Erano giunti dagli altri e Handerton prese congedo.

 

  «Avevi una faccia…» disse Harry. «Che ti ha detto Edward per farti impallidire?»

 

  «Niente d’importante» sorvolò la sorella, sotto lo sguardo torvo del marito.

 

  «A proposito, sai la novità? Annabelle si è fidanzata» se ne uscì Harry.

 

  «Con un nobile olandese, un diplomatico, se ho ben capito» intervenne Mary. «L’abbiamo incontrata l’altro giorno in Hyde Park. Ti manda i suoi saluti. Credo che sia partita con i suoi, proprio questa mattina, per raggiungere il futuro marito nel continente. Il padre e il fidanzato faranno parte entrambi della delegazione di Vienna. Forse vi incontrerete là.»

 

  «Sarebbe molto piacevole.»

 

  «Non so cosa mi fosse preso» confessò Harry apertamente, «quando le chiesi di sposarmi. Ah, che grosso errore avrei commesso, sarebbe stata una sciagura se lei avesse accettato.» Poi, rivolto a Mary, che lo stava studiando: «Non avrei avuto te, amor mio. Non so proprio come facesse a piacermi.»

 

  «Forse perché era la prima giovane che hai frequentato e perché era bellissima» puntualizzò la sorella, lievemente indispettita.

 

  Mary confermò, ma aggiunse: «Tu non hai visto come era sciupata! Era scura ed emaciata. Ho stentato a riconoscerla.»

 

  «Chi è Annabelle?» chiese incuriosito Adam, che stava facendo l’improbo sforzo di ascoltare quella conversazione e contemporaneamente Frederick, che gli stava descrivendo un nuovo tipo di fucile da caccia.

 

  «Annabelle Moorehead è una comune amica, che ha passato qualche tempo da noi, anni fa, quando il padre si è risposato» rispose Carol asciutta. «E’ normale che sia scura, Mary, ha vissuto per anni a St. Barth, dove il padre era governatore. Lì il sole non è clemente come da noi» fece poi, rivolta all’amica.

 

  «Parli di Lord Arthur Moorehead, Carol?» domandò Anne e la ragazza annuì. «Ha sposato la sorella di un amico di Frederick» disse la Baronessa, interpellando il marito.

 

  «Charles Endicott  non è mio amico, cara, lo definirei un conoscente. Il suo vizio per il gioco lo ha portato alla rovina, lo sanno tutti. La sorella era molto graziosa, se ben ricordo, ma aveva abitudini dispendiose, non so se Lord Moorehead abbia fatto un matrimonio prudente.»

 

  «Me ne dispiace» osservò Carol accigliata.

 

 

 

  «Chi è Annabelle Moorehead?» le chiese di nuovo Adam, quando furono soli, a casa, in salotto, più tardi.

 

  «Un’amica» rispose elusiva. «Non stavi ascoltando?»

 

  «Questo l’avevo capito.»

 

  «Perché t’interessa tanto?»

 

  «Ne ho sentito parlare.»

 

  «Da chi?» Si stavano studiando, come due giocatori d’azzardo che non vogliono mostrare per primi le carte all’avversario.

 

  «Da Simon.»

 

  «Che cosa ti ha detto?»

 

  «Non molto. Potresti dirmi tu, qualcosa di più, tesoro.»

 

  «Che cosa vuoi sapere?»

 

  «Tutto! Che cosa c’entra Harry?» le chiese.

 

  «L’ha spiegato chiaramente lui stesso.»

 

  «Ti spiacerebbe essere un tantino meno evasiva, Carolyn?»

 

  «Era la mia più cara amica, la mia compagna di stanza, in collegio a Bath, fin dal primo anno, fin da bambine. Mary, invece, venne dopo, ha un anno meno di noi. Spesso passavamo le vacanze insieme, da zia Maggy. Per ben due anni è stata la pupilla di mia madre, che si era offerta di farle da tutrice per permetterle di continuare i suoi studi, visto che suo padre, vedovo, si era risposato e aveva ricevuto l’incarico a St. Barth. Quando Simon tornò da Gibilterra venne a farmi visita a Bath, a casa di zia Margareth. C’era anche Annabelle, avevamo sedici anni  e lei era bellissima. Una donna bellissima» precisò Carol. «Poi ci trasferimmo a Norwich e, per farla breve, il fatto che Simon avesse notato Annabelle, incuriosì anche Harry, che iniziò a farle una corte spietata. Non so dirti come andò, fatto sta che Annabelle, da lì a poco, lasciò il collegio e raggiunse il padre nei Caraibi. Anche con me allentò i rapporti. Ci scriviamo ancora, ma non c’è più la confidenza di un tempo.»

 

  «Lei gli ha spezzato il cuore» disse Adam secco.

 

  «Come?» chiese Carol.

 

  «La tua amica Annabelle ha spezzato il cuore di Simon. Sapete essere spietate, voi donne.»

 

  «Eh, no! Nessuno di loro ne ha mai parlato con me, ma non è andata così, ne sono sicura. Sono certa che lei avesse scelto Simon, ma lui mai avrebbe ferito Harry. Avrà sicuramente pensato che, siccome non era che una ragazzina, se ne sarebbe dimenticata subito. E’ lei, che ne è uscita con le ossa rotte, mentre ad Harold è passata come un battito di ciglia. Che cosa ti ha detto Simon?»

 

  «Niente, in verità. Ma una sera, che avevamo bevuto troppo, si è lasciato scappare che lui, la sua occasione, l’aveva avuta e se l’era lasciata sfuggire. Poi ha fatto il nome di Annabelle.»

 

  «Credo temesse che lei fosse troppo giovane e se ne sarebbe pentita presto. Poi, conosci Simon, mai avrebbe fatto un torto ad Harry, l’onore della famiglia e via dicendo. E’ tutto di un pezzo: ve lo insegnano all’Accademia?» gli chiese, con un sorriso. «Non è stata Belle, credimi. E’ lei che ha sofferto di più, anche più di Simon. Altrimenti, perché avrebbe chiuso i rapporti anche con me?»

 

  «Non sono convinto, sai? Ora lei è fidanzata… » sottintese Adam.

 

  «Non significa nulla.» Era indispettita. «E’ facile che sia un matrimonio combinato. Lei potrebbe non avere scelta. Dov’è scritto che i fidanzamenti siano sintomo di felicità e amore?» chiese allusiva.

 

  «Io ero innamorato di te.»

 

  «Io no.» Sì, era davvero irritata.

 

  «Ma sotto sotto ti piacevo…»

 

  «Non potevo sopportarti, anche se eri il primo uomo interessante che non fosse più vecchio di mio padre.»

 

  «Diamine, che complimento!» Era un po’ offeso.

 

  «Sì, è un complimento, puoi credermi» continuò seria.

 

  «Cosa ti ha fatto cambiare opinione su di me?»

 

  «Io non ho cambiato opinione su di te!» Adam alzò il sopracciglio, incuriosito. «Sei dispotico, prepotente e guascone: è un dato di fatto e non credo che cambierai, né io lo voglio, lo sai. Solo che ho cominciato a vedere altre cose.»

 

  «Ad esempio?» Voleva ricevere da lei qualche complimento.

 

  «Sei generoso e altruista. Mi piace come ragioni e come ti comporti. Sono state piccole cose, ma molto importanti, per me. Sei un vero signore…» gli si avvicinò e gli batté le mani sul petto, vicino al cuore, «…nell’animo» disse, ricordando la discussione pesante che c’era stata, fra loro, l’ultima sera a Westbury. Si era girata e stava per allontanarsi, ma il marito la prese tra le braccia, costringendola a guardarlo in viso.

 

  «Simon ha sempre avuto un’alta opinione di te, doveva pur significare qualcosa» riprese la giovane.

 

  «Allora non devo al mio fascino il tuo interesse. Devo dedurne che non ti piaccio?»

 

  «Oh, il tuo fascino è innegabile, come dimostra lo stuolo di signorine che ti fanno gli occhi dolci. Io non faccio eccezione.»

 

  Quella sera Carol era arrabbiata, Adam l’aveva capito e desiderava scoprirne il motivo.

 

  «Sei gelosa?»

 

  Carolyn attese qualche istante, prima di rispondere. «Sì, sono molto gelosa» ammise.

 

  «Non devi esserlo. Mai. Mai ti tradirei, mai ci sarà un'altra, per me. Non farti fuorviare dalle bravate di un ragazzo: era tutto un gioco, uno scherzo senza importanza. La prima sera mi dicesti che non ne sapevi nulla dell’amore: bene, neanche io! Mai mi ero innamorato prima, mai ho pensato di legare la mia vita ad un’altra persona. Ho imparato tutto, sull’amore, da quella sera in poi. Quante cose mi hai insegnato!»

 

  «Io? Che cosa mai avrei potuto insegnarti, io? Tu non hai mai pensato di legarti, io, invece, non ho pensato ad altro. O meglio, più o meno dal mio sedicesimo compleanno non ho pensato ad altro che al modo di evitare tutti quelli che volevano legarsi a me.»

 

  «E io non ho fatto eccezione.»

 

  «Al contrario: non solo mi hai sposato, ma hai preteso che m’innamorassi.»

 

  «Lasciami però il merito di aver capito all’istante che cosa potevamo essere insieme.»

 

  «Concesso. E tu perdonami se la tua mossa ardita non ha scatenato in me romantiche emozioni.»

 

  «Perché, tu sei romantica?»

 

  «No. Direi di no.» Finalmente Carolyn rise. «Per tua fortuna» aggiunse.

 

  «E, che cosa, ha scatenato le tue emozioni?»

 

  «Un bacio» confessò. «E il fatto di non riuscire a resisterti» ammise.

 

  «Perché sei arrabbiata?» domandò, cambiando discorso. No, Carol non era romantica e svenevole, e non era nemmeno gelosa, beh, almeno non quanto lui. Adam era preoccupato che il malumore della moglie fosse legato alla conversazione con Edward Handerton, uno dei suoi tanti pretendenti. –  Devo proprio farmi coraggio e chiederle i nomi di quei signori, ma stasera non mi sembra il caso.

 

  «Non sono arrabbiata: sono irritata» rispose.

 

  «Puoi spiegarmi la differenza?»

 

  «Posso spiegarti il motivo: tu non conosci Belle e ne dai un giudizio errato. Non conosci la sua lealtà, il suo coraggio, la sua allegria. Solitamente tu non giudichi, non fai apprezzamenti, ma con lei sì. E’ inusuale e la cosa mi indispettisce. Lei è mia amica, può non esserci più la confidenza di un tempo, ma so che lei farebbe qualsiasi cosa per me. Mi fa arrabbiare che se ne parli male, anche solo un pochino, come hanno fatto Harry e Mary questa sera. Mi fa arrabbiare il fatto che tu sbandieri il tuo legame fraterno con Simon  e i rapporti stretti e sinceri con gli altri miei fratelli, proprio come fossero un vessillo e poi tu abbia quell’espressione scettica se ti parlo di una amicizia fra donne, come se la cosa fosse del tutto impossibile. Mi fido di lei ciecamente.»

 

  «Non ho dubbio alcuno sulla tua lealtà, in amicizia come in qualsiasi genere di rapporto. Hai ragione, non la conosco, quindi permettimi di riservarmi il giudizio fino al giorno in cui me la presenterai.»

 

  «Il fatto è che sei prevenuto perché pensi che Belle abbia fatto del male al tuo amico: tu non sai come sono andate le cose, non eri lì e non hai visto che cosa c’era fra loro.» 

 

  «E che cosa c’era?»

 

  «Io ero solo una bambina a sedici anni, non capivo queste cose, le scaramucce e roba del genere... non m’interessavano. A me piaceva cavalcare, andare in giro per i boschi, e non vedevo l’ora che Simon tornasse, perché con lui potevo fare tutto ciò che mi piaceva e aveva sempre nuove cose da insegnarmi, nuove sfide da propormi. E lui stava bene con me. Anche lui si divertiva, più che con Harry  o Tristan.»

 

  «Questo lo so.» Simon glielo aveva raccontato: gli aveva parlato di quella sua sorellina così inusuale, un vero maschiaccio, e di come, negli anni, l’avesse “addestrata” meglio dei altri due fratelli, così Adam se l’era figurata mascolina e massiccia, in grado di sostenere la “preparazione da Accademia” che Simon le aveva riservato, e lui si era tenuto accuratamente alla larga, per nulla interessato a conoscere un sì bell’esempio di virtù muliebri. Ormai Adam era sicuro che Simon l’avesse fatto apposta, per tenerlo lontano dalla sua amatissima sorella, certo che appena lui l’avesse vista, sarebbe impazzito.

 

  «Quando Simon venne a trovarmi a Bath, da zia Maggy,» proseguì il racconto Carolyn, «non aveva occhi che per Belle e all’inizio ne fui indispettita. Era la prima volta che non ero al centro della sua attenzione. Ero gelosa. Di lui e di lei. E non capivo niente. Soprattutto non capivo perché fosse necessaria la mia presenza. Avrei fatto volentieri a meno di assistere alle loro smancerie, avrei tanto voluto rintanarmi in camera a leggere. Piuttosto che stare con loro avrei preferito addirittura ricamare, mi bastava stare alla larga, perché non li riconoscevo più. Invece no! Era richiesta la mia presenza costante.» Adam stava ridendo. «Lo trovi divertente?»

 

  «Sì. No» si corresse vedendo lo sguardo truce della moglie. «E’ divertente la situazione, ma non avrei voluto trovarmi al tuo posto» spiegò.

 

  «E già» concesse. «Sapevo di essere il terzo incomodo, ma allo stesso tempo mi usavano come tramite inconsapevole nelle loro schermaglie.»

 

  «Scusa, che cosa intendi?»

 

  «Vieni, te lo mostro» Carol lo prese per la mano e lo condusse al piano di sopra in camera. Cercò il portadocumenti e ne estrasse la custodia che conteneva il suo ritratto.

 

  «Mi sono stupita che Simon lo abbia dato a te perché non se ne separava mai, non per il soggetto del ritratto ma per l’autore.» Smontò il disegno dalla cornice e gli porse il cartoncino, mostrandogli il retro. Vi era raffigurato il profilo a carboncino di una giovane dai capelli chiari e gli occhi abbassati. Sotto c’era una dedica a matita e la firma: Belle. Adam dovette fare uno sforzo per leggere la scritta, ma non ne capì il senso. “Ricorda chi ti ama”, lesse. «Non è latino, è sbagliato» osservò Adam.

 

  «No, non è latino, è italiano. La madre di Annabelle era italiana. Belle eccelleva in tutto, nelle lingue, nel disegno, in tutto» spiegò. Si era seduta sul letto con le mani abbandonate in grembo. «Con la scusa di farmi un piccolo ritratto che Simon potesse portare con sé, mi costrinsero a posare per giorni e giorni. Mio fratello, seduto accanto a lei, controllava ogni più piccolo dettaglio: per loro fu un lungo e continuo corteggiamento, per me fu uno strazio.»

 

  Adam non si tranne e scoppiò in una fragorosa risata. Anche Carol rise. «Non lo avresti riconosciuto e non riconoscevo neppure lei, ma, a pensarci ora, erano deliziosi. Quando ci trasferimmo a Norwich cercai di tenere alla larga Harry. Credimi, fu un’impresa. Poi avvenne qualcosa, non so dirti cosa e Annabelle fuggì via… Ho soddisfatto la tua curiosità» concluse.

 

  «La curiosità, sì. Ora, soddisfa me» disse sornione, avvicinandosi.

 

  «Sfacciato!»

 

 

 

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Fabiana (venerdì, 27 marzo 2015 12:57)

    Più continuo nella lettura e più sono affascinata....non c'è niente di scontato o prevedibile, come a volte capita in altri ro.anzi....velo nero...hai la capacita di" entrarmi nella mente " sembra di vivere nella storia per come sai trasmettere le sensazioni ed emozioni....nelle scene erotiche poi....un film non riuscirebbe a trasmettere tanto....mi pace questa descrizione di donna indipendente che riesce a modo suo a non essere fagocitata nell ambiente in cui vive, pieno di etichette....ni piace lui....un po dispotico ma che lascia spazio a lei nel poter comunicare liberamente...senza troppi tabù ....l idea della libera e inc ondizionata libertà economica la di e lunga sul ruolo della donna in un ménage di coppia....mi piace molto questo farci vivere altre storie d amore parallele..un anticipo di altre storie che potremmo vivere tramite la tua penna...BRAVA... Eio continuo nella lettura...

  • #2

    Danila (lunedì, 20 aprile 2015 13:36)

    come fai ?! È tutto così ...reale ....intricato eppur semplice ! Proseguo il mio viaggio !