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Molto lontano da Westbury

   Finalmente, dopo tanto rimandare, era giunto il giorno della partenza. Il bagaglio di Carolyn era piuttosto abbondante, anzi aveva insistito per essere scortata da una cameriera personale oltre al codazzo di domestici e attendenti al servizio della comitiva: Jane li avrebbe seguiti in Francia.

 

  Jane, la nipote di Jenkins, il fedele guardiacaccia di Westbury, era felicissima di quell’opportunità.    

 

  Adam aveva sentito più di una volta, nello spogliatoio accanto, la moglie e la sua cameriera conversare in piena bonomia. Jane era coetanea di Carol e le avrebbe fatto compagnia quando lui fosse stato trattenuto dai suoi doveri: era contento di questo, anche se avrebbe preferito stare solo con lei nella più totale intimità. Infondo erano ancora in luna di miele - e che luna di miele! - perché, anche se erano sposati da due anni e mezzo, solo da poco più di un mese potevano dirsi marito e moglie a tutti gli effetti.

 

 

 

  Erano tutti in fibrillazione per quel viaggio e Carol più di chiunque.

 

  Le navi che avrebbero condotto in Francia le reclute e le signore sarebbero partite da Southampton alla volta di Le Havre,  impiegando di  più a raggiungere la Francia rispetto alla normale tratta Dover-Calais, ma consentendo di raggiungere Parigi più agevolmente.

 

  Carol, euforica, aveva iniziato il viaggio con i migliori intenti, rallegrando l’intera compagnia con i suoi discorsi briosi, tuttavia appena salita a bordo cominciò a star male. Resistette per un po’ al suo malessere, ma, non appena le fu possibile defilarsi, si rifugiò in cabina.

 

 

 

   «Mi scuso per l’assenza di mia moglie, Vostra Grazia, non credevo che qualche onda potesse fare un tal effetto e ostacolarla nei suo doveri verso la vostra persona. Sono costernato ma non sembra in grado di uscire dalla cabina» si  scusò Adam con la Duchessa di Wellington, quando, accortosi dell’assenza, si fu accertato delle condizioni della moglie.

 

  «Davvero, colonnello, non avete idea del perché? Eppure siete un uomo intelligente» esclamò arguta la Duchessa, sorridendogli.

 

  «Che cosa intendete, Milady?» Adam scrutò il volto della donna, allo scopo di leggerne qualche recondito biasimo nei confronti della moglie. – No, Carol non sta fingendo, sta male sul serio. – Era infastidito che chiunque mettesse in dubbio la buona fede di Carolyn.

 

  «Il mal di mare non aiuta, nelle sue condizioni…» La signora lo osservò per studiarne la reazione. Lady Westbury non gli aveva detto del suo stato per paura che il marito non la portasse con sé, era chiaro. Ora tanto riserbo non sarebbe più stato necessario, dal momento che la costa era già all’orizzonte e Blackbourn non avrebbe potuto rimandarla indietro, così, tanto valeva svelare quel prezioso segreto, pensò la gran dama. In effetti tutte le signore, esperte in certe faccende, si erano insospettite notando il viso pallido della giovane sposina e avevano immediatamente fatto inevitabili illazioni.

 

  Adam rimase un attimo interdetto, poi si strofinò il mento con la mano e disse:   «Dite? Sono stato così cieco?»

 

  «Io penso proprio di sì» annuì la signora, sempre sorridendogli.

 

  «Perdonatemi, Vostra Grazia, ma devo andare.»

 

  «Sì, forse è il caso che chiediate conferma» continuò la Duchessa di Wellington, scambiando uno sguardo d’intesa con Lady MacIntosh.

 

  Adam si allontanò quasi di corsa.

 

  Ecco perché ha insistito per portare anche Jane. Carol non è certo il tipo che abbia bisogno della cameriera personale.

 

  Poco dopo entrava nella cabina, spalancando la porta. Carolyn era in piedi, accanto al bacile e si stava asciugando la bocca con una salvietta.

 

  Il marito rimase ad osservarla qualche istante, mentre la giovane si coricava nella cuccetta. Si sedette sul bordo, prese un canovaccio umido e glielo passò sulla fronte.

 

  «Dovevi dirmelo.» Carolyn non rispose.

 

  Le prese una mano e se la portò alle labbra.

 

  «Sei testarda come un mulo» la rimproverò bonariamente, con un mesto sorriso. «Come devo fare con te?»

 

  «Mi hai sposato a tuo rischio e pericolo.»

 

  «No, quella che rischia, tesoro, sei tu. Ti sembra saggio affrontare un simile viaggio nelle tue condizioni?»

 

  «Scesa da questa bagnarola, starò di nuovo bene.» Sospirò. «Ho visto donne affrontare ben più ardue sfide, in uno stato più avanzato.» Tuttavia si sentiva provata, non riusciva a reagire a quel malessere e avrebbe tanto voluto potersi addormentare. Adam le posò un bacio lieve sulla fronte imperlata di sudore e appoggiò delicatamente le mani sul suo ventre.

 

   «Deve essere successo a Westbury» le disse piano. In effetti era stato molto attento, da che aveva saputo di quel viaggio e non gli era passato per la testa che Carol potesse essere già incinta. Probabilmente, in cuor suo, desiderava troppo portarla con sé e aveva rifiutato l’idea. Ora era felice che loro due avrebbero avuto un bambino: era felice e preoccupato. Molto felice, molto, molto preoccupato.

 

  «Però niente cavalcate o altre imprudenze» ammonì la moglie. «Stai tranquilla, amore, siamo in procinto di  attraccare. Si vede già la costa. Devi resistere solo un altro po’» e la baciò prima di lasciarla a riposare.

 

 

 

  Carol aveva capito di essere incinta la mattina delle fruste. Qualche dubbio l’aveva già avuto, ma li aveva accantonati tutti, infondo, lei, che cosa ne sapeva di certe cose? Aveva finto di essere indisposta esplicitamente per ingannarlo: era sicura che lui, sapendolo, l’avrebbe lasciata a casa e lei voleva seguirlo ad ogni costo.

 

  Anche Anne se ne era accorta.

 

  «Devi dirglielo, Carol» l’aveva esortata la cognata.

 

  «No. Ti prego, non farne parola con lui. Non posso proprio. Non voglio separarmi ancora da lui. No, no, non posso» aveva sospirato e pregato.

 

  «Promettimi di dirglielo non appena raggiungerete la Francia: tranquillizzami.»

 

  «Te lo prometto, Anne» aveva concesso Carolyn.

 

  «Che bello, diventerò zia» era esplosa poi Lady Emery-Boyd, entusiasta. «Dobbiamo fare compere e prepararci per l’evento» aveva concluso allegra la Baronessa.

 

 

 

 La loro prima tappa fu Parigi, infatti il Duca di Wellington era stato nominato ambasciatore alla corte del restaurato re di Francia. I primi tempi Adam aveva alloggiato nelle caserme insieme alle reclute e agli altri ufficiali, mentre per le signore fu trovata dimora in alcuni lussuosi appartamenti.

 

  Furono giorni molto piacevoli per Carol, che curiosa e assetata di nuove conoscenze, si divertiva un mondo a girare per una Parigi ancora sottosopra. Usciva con le signore, visitava chiese, musei e la sera, quando poteva rivedere suo marito, si recava con lui a spettacoli e ricevimenti.

 

  Non era per nulla stanca, anzi stava vivendo il momento più felice della sua vita, specialmente da quando Adam si era trasferito con lei nell’appartamento.

 

  Aveva fatto nuove conoscenze: gli ufficiali amici di Adam. Non erano come i damerini sciocchi che popolavano le serate londinesi, erano uomini veri che avevano vissuto le brutture delle guerra e ne avevano fatto tesoro. Carol si trovò ben presto al centro di un cerchia di persone con cui sentiva di avere molte affinità. Tutti sapevano ciò che lei aveva fatto a Portsmouth, così la  trattavano come una di loro, senza perdere la reverenza dovuta ad una signora dell’alta società.

 

  E poi c’erano i Duchi di Wellington. Il Duca in persona le aveva riservato molti riguardi, riconoscente nei confronti del padre di lei e non del tutto insensibile alla sua bellezza. Wellesley stimava molto il padre di Carolyn: Norwich era sempre stato un suo prezioso alleato, nonché amico, e, per sostenerlo, aveva offerto alla causa due dei suoi figli, tra cui il suo delfino, mandandoli a combattere nella Penisola Iberica; col suo sacrificio aveva dimostrato in patria, lui per primo, l’importanza di combattere quella guerra e persino la figlia aveva contribuito, offrendo i propri servigi ai reduci feriti, provando di essere una vera combattente.

 

   L’unico neo per Carol, in tutto quel periodo, era Adam. Lui era gentile, ossequioso, affettuoso, premuroso oltre misura, solerte, affabile, tenero, amorevole, l’uomo più galante e attento che una donna potesse desiderare al proprio fianco. Il perfetto gentiluomo. I primi giorni, stupita da tanta sollecitudine, Carol si sentiva al settimo cielo. Poi con l’andar del tempo cominciò ad esserne infastidita: quello non era Adam. E poi non l’aveva più toccata...

 

  Non gli piaccio più?   si chiedeva. – Mi sto ingrossando, non gli piaccio più. Ma non si vede quasi. Forse è arrabbiato perché do troppa confidenza ai suoi amici: non dovrei. –  Dal momento che quel chiodo si era insinuato nella sua testa, il pensiero batteva sempre lì, tormentandola ed intristendola: –  Non gli piaccio più!     

 

 

 

  «Avevo proprio voglia di assistere all’Orfeo e Euridice» le disse Adam una sera che si erano recati all’Opéra con i Duchi e il loro entourage.

 

  «Questa è l’originale di Gluck, non un rimaneggiamento per Londra. Sei fortunato che sia la versione in francese, così capisco tutto anche senza il libretto» ironizzò Carolyn, che gli rispondeva sempre un po’ stizzita, in quell’ultimo periodo, cosa che Adam aveva ben notato.

 

  «Qui a Parigi Orfeo è interpretato dalla Grassini, ha una voce sublime» fece Adam incantato, ascoltando la famosa cantante.

 

  «Bellissima donna. E’ vero che era l’amante di Napoleone?»

 

  «Sì, così dicono. Stai comoda? Hai bisogno di qualcosa? Hai sete? Vedi bene?»

 

  «Adam, sto benissimo. Se non la smetti, metto in pratica le tue lezioni e ti scaravento giù dal palco» fece indispettita e girò il capo verso il palcoscenico.

 

  Eh sì, le sue lezioni: a Londra, durante i lunghi pomeriggi trascorsi in camera, tra le altre cose, Adam aveva voluto ampliare i suoi rudimenti di autodifesa, completando gli insegnamenti di Simon. Le aveva spiegato come gettare un uomo a terra usando la sua forza contro di lui. Erano tecniche che Adam aveva imparato in India, dal maestro Xuong.

 

  «E’ impossibile che io riesca a buttare giù uno come te» aveva obbiettato Carol.

 

  «No assolutamente.  Se fai leva col bacino, così, in questo punto, in questo modo, il tuo avversario crollerà, indipendentemente dalla stazza.»

 

  Avevano provato e riprovato e alla fine Carol era riuscita a buttare a terra quella montagna umana che era suo marito.

 

  Seduta sul letto, tra le sue gambe, lui le aveva spiegato come sferrare un pugno senza farsi troppo male, dando più forza al colpo, abbassando la mano prima dell’impatto.

 

  «Devi  imprimere più forza quando stai per raggiungere l’obbiettivo e torci il polso. Porta un po’ all’infuori la nocca del medio, farai più male, e, se hai anelli, gira bene il castone all’esterno, diventerà un’arma. Se sei in difficoltà, colpisci alla gola, forte: toglierai il respiro.» Le aveva mostrato come muovere il colpo, guidando le sue braccia e lanciando pugni all’aria. Era poi finita al solito modo, con un altro tipo di battaglia...

 

  Carol si perse nel ricordo di solo qualche settimana prima, sentendosi sempre più frustrata. E arrabbiata. E delusa. E triste. Molto triste.

 

 

 

  «Adam, il Duca sembrava piuttosto in confidenza con la signora Grassini, come fanno a conoscersi?» domandò perplessa al marito, nella loro stanza, di ritorno da teatro. Avevano partecipato ad un piccolo rinfresco nel foyer dell’Opéra dove avevano potuto conoscere la celebre contralto. Il Duca aveva dimostrato una certa intimità con la signora in questione, favorito dall’assenza della moglie.

 

  «Non chiedere, tesoro mio. E’ meglio che i tuoi begli occhi rimangano all’oscuro.»

 

  «Ma se lei era l’amante del suo nemico giurato...» La mente di Carol stava galoppando, interessata al torbido romanzo la cui trama si stava dipanando sotto i suoi occhi. «La Duchessa non sa...»

 

  «Non pensare a queste cose, amore dolce, potrebbero turbarti. Sarai stanca, è meglio che ti riposi. Va’ a letto, tesoro.»

 

  La prima reazione di Adam  vedendo la spazzola giungere in volo nel suo spazio visivo fu di stupore, seguita dal dolore che un secco “toc” aveva preannunciato. Si portò le mani alla fronte e si toccò il bernoccolo che aveva cominciato a crescere.

 

  «Perché?» domandò confuso. «Che cosa ho detto? Che cosa ti ho fatto?»

 

  «Non mi hai fatto assolutamente nulla!» gli gridò dietro e si buttò sul letto, piangendo tutte le sue lacrime con la faccia affondata nei cuscini.

 

  «Che cosa c’è, amore mio, che cosa ti turba? Dimmelo, ti prego. Non fare così, non piangere, proprio tu» le domandava solerte e, tirandola per la spalla, cercava di farla girare per guardarla in viso, seduto sul letto accanto a lei. «Non stai bene? Sei stanca e nervosa, lo so...»

 

  «No, tu non sai niente, proprio niente! E smettila di comportarti come un cicisbeo, non lo sopporto! Lasciami! Vattene! Non voglio vederti più! Me ne torno a casa, da sola, così non ti vedo più!»

 

  «Oh, no. No.»

 

  «Sì, invece. Non mi vuoi più? E’ facile per voi uomini trovare un'altra, basta schioccare le dita, come il Duca. Mi sto ingrossando? Non ti piaccio più?» piangeva disperata, con il viso nascosto tra i cuscini.

 

  Adam la guardava sconcertato, carezzandole la schiena e i lunghi boccoli castani, sciolti sulle spalle.  Non ti voglio più? – ripeté tra sé e sé quelle parole.

 

  «Non mi vuoi più? Io non voglio più te! Lasciami in pace, vattene!» sbottò tra i singhiozzi.

 

  Adam si alzò, prese la giubba rossa della sua divisa di gala, l’abbottonò e uscì sbattendo la porta.

 

 

 

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Commenti: 3
  • #1

    Loredana Ruggiero (giovedì, 10 luglio 2014 06:34)

    Quando la prossima puntata????? Grazie

  • #2

    velonero (giovedì, 10 luglio 2014 14:00)

    pubblicherò solo un altro capitolo a breve, ho vincolato i miei scritti per cui non sono più padrona di pubblicare a mio piacimento. E poi non l'ho finito... ancora. Ci sto lavorando. E' un progetto ambizioso. Ma ho già una puntata pubblicata ma non ancora visibile perchè devo apportare una correzione e poi vedremo... Vi chiedo un po' di pazienza perchè voglio che venga fuori qualcosa di particolare, che accontenti molti gusti diversi, qualcosa di nuovo e di antico. Spero di riuscire senza creare un orrido mostro alla Frankenstein... boh, vedremo... Fra poco comincerò la pubblicazione di uno sfregio sul cuore sul sito 50sfumature italia, seguitemi lì. Poi ho qualche altra novità. VN

  • #3

    mmry (martedì, 05 agosto 2014 16:28)

    Felice di poter leggere i tuoi libri aspetto ...